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20 Marzo 2017 Rai - Chiusura trasmissione parliamone sabato

Egregio Direttore,

ci riferiamo alla sua decisione di chiudere con effetto immediato la trasmissione di Rai1 "Parliamone Sabato", dopo il deprecabile spettacolo offerto nell’ultima puntata, all’interno della quale si è dibattuto, com’è noto, di "mogli dell’est, migliori o peggiori delle nostre?", evocando argomenti e toni indegni del Servizio Pubblico nazionale.

Quanto accaduto è reso ancora più grave, in relazione all’attuale contesto sociale in cui le violenze di genere i c.d. "femminicidi" hanno raggiunto livelli allarmanti, 116 casi nel 2016 e circa 1700 negli ultimi dieci anni.

La banalizzazione del cliché culturale e sociale proposto, ha provocato conseguenze che vanno oltre il singolo fatto, ha ridotto a una invenzione mediatica il drammatico fenomeno della violenza esercitata sistematicamente sulle donne, allo scopo di annientarne l'identità, attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla morte.

Pur ritenendo doveroso e improcrastinabile il suo intervento, la scrivente lo ritiene insufficiente, rileva che l’evento in oggetto è solo l’ultimo di una lunga serie, che annovera episodi altrettanto incresciosi (giova forse ricordare l’invito a Porta a Porta di Salvo Riina, che ha suscitato un numero ancora maggiore di polemiche senza generare interventi altrettanto incisivi).

Com’è possibile che la Rai non riesca più a controllare la qualità, la correttezza e l’aderenza al Codice Etico e agli indirizzi generali per le attività di Servizio Pubblico degli spazi che produce in maniera preventiva, invece che a valle della trasmissione ?.

A cosa servono i capistruttura, i vicedirettori e i direttori di rete se il processo editoriale è caduto interamente nelle mani di onnipotenti autori esterni e agenti che operano al di fuori, se non al di sopra, di ogni gerarchia aziendale, utilizzando la Rai come terreno di una guerra tra bande della quale il Servizio Pubblico è vittima impotente ?.

La scrivente Le chiede di usare i poteri di cui dispone non solo per sanzionare il singolo errore, ma anche e soprattutto per predisporre gli strumenti atti ad arrestare la progressiva neutralizzazione delle gerarchie aziendali indubbiamente in atto e riportare le redini del processo editoriale e creativo nelle mani della Rai, dove non solo la legge ma anche la logica vorrebbero che fossero.

Per parte nostra, siamo pronti a inaugurare un Codice di Autoregolamentazione Deontologica al quale tutti i lavoratori da noi rappresentati possano fare appello, in futuro, per rifiutarsi di avallare o facilitare in qualsiasi modo la messa in onda di contenuti palesemente contrari al Codice Etico di cui la Rai è dotata.

p. Segreteria Nazionale FISTel - CISL

Walter D’Avack

Coordinatore Nazionale RAI

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