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16 Maggio 2014 Rai - Iniziative politiche sindacali

Carissime, carissimi,

si è svolto ieri l’incontro tra le Segreterie Nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Usigrai, Ugl

Telecomunicazioni, Snater E Libersind Conf Sal per concordare le iniziative politiche, sindacali e di

sensibilizzazione verso istituzioni e opinione pubblica per contrastare il taglio dei 150 milioni di euro

previsto dal Dl 66/2014 nei confronti della Rai.

La drammaticità della situazione, unita alla sovraesposizione mediatica che la vicenda ha assunto,

necessitano infatti di azioni mirate e coordinate, per non rischiare di disperdere energie che oggi sono

necessarie più che mai per costruire percorsi e alleanze (anche con l’opinione pubblica!) a difesa del

servizio pubblico e dell’occupazione.

Proprio nella unità sindacale va evidenziata infatti la nostra prima vittoria. Per la prima volta la difesa di

interessi non sempre convergenti confluiscono infatti in un’unica mobilitazione, scardinando quell'idea di

caste che resistono al cambiamento che da più parti tentano di cucire addosso ai nostri lavoratori.

Nelle prossime ore uscirà un comunicato unitario con il quale rivendichiamo il nostro ruolo di riformatori

veri, attenti alla salvaguardia del pluralismo nell’informazione, della qualità dei prodotti editoriali offerti e

dell’occupazione, ma al tempo stesso pronti alla sfida per rilanciare il Servizio Pubblico.

Per tutte queste ragioni sosteniamo che la discussione aperta in Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai

sia positiva, perché inquadra la vicenda Rai nei giusti binari: il rinnovo della concessione, da fare subito,

senza attendere il 2016.

Proprio l'avvio del dibattito in Commissione di Vigilanza, e gli emendamenti in Commissione Bilancio del

Senato, offrono gia' spunti di grande interesse, per questo motivo abbiamo chiesto di essere auditi, e

attendiamo dunque una convocazione a giorni.

In quell’occasione rilanceremo il tema della lotta alla evasione del canone, perché se questa fosse la scelta

politica perseguita, si potrebbero recuperare 500 milioni di euro circa, che consentirebbero di dare ai

lavoratori non 80, ma 100 euro in busta paga!

Con altrettanta forza affermiamo quindi che il decreto, e' una manovra miope che non da' futuro alla Rai, e

la mette in ginocchio.

Un taglio drastico che non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, apre allo smantellamento delle sedi

regionali e alla svendita di RaiWay.

Una manovra in cui si intravedono inquietanti ritorni al passato: la politica che fa invasione di campo, il

servizio pubblico e' in pericolo, il conflitto di interessi fa capolino, gli onesti pagano, gli evasori non vengono

perseguiti e i lavoratori rischiano di pagare il conto.

Il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai "deve contribuire al risanamento del paese" risulta

allora affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un'affermazione condivisibile,

un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta

occupazionale nella più grande azienda culturale del paese.

Dire che si devono tagliare gli sprechi e' altrettanto giusto, e a dire il vero il sindacato stesso e' sempre stato

in prima linea per denunciare cattive abitudini e abusi (ad esempio nell'utilizzo smodato di appalti),

rendendosi disponibile a contribuire al risanamento e al rilancio dell'azienda anche quando i sacrifici chiesti

ai lavoratori erano particolarmente grandi, perché un bene più grande era in discussione, un bene pubblico,

il Servizio Pubblico.

Il problema però è che gli sprechi ancora una volta non vengono visti e a pagare sono sempre i lavoratori.

Respingiamo al mittente le accuse che vedono sindacati e lavoratori rispettivamente casta e privilegiati,

dimenticando che tra questi privilegiati, ci sono ad esempio centinaia di donne e uomini precari, che

guadagnano anche 900 euro al mese, e che per effetto di questo intervento non solo non verranno

stabilizzati, ma rischiano addirittura il posto!

Tanta approssimazione, dunque, ma anche tanta precisione, quasi chirurgica nell'indicare cosa e dove

tagliare.

Fermo restando il fatto che risulta incomprensibile il fatto che il capo del governo, decida senza alcun

confronto cosa la Rai deve vendere o chiudere, ci chiediamo perché proprio Raiway (ovvero la rete!) e le

sedi regionali (pluralismo dell'informazione)... Guarda caso proprio i due cardini portanti su cui si basa

l'assegnazione della concessione del servizio pubblico e proprio alla vigilia del 2016, anno in cui lo stesso

dovrà essere assegnato! Quegli stessi elementi che fanno la differenza, in assenza dei quali si

produrrebbero distorsioni nel mercato televisivo, favorendo i soliti noti.

Per cambiare verso davvero, allora, in Rai come in tutti gli altri luoghi serve più coraggio.

Sappiamo bene che perseguire gli evasori e recuperare circa 500 milioni di euro e' impopolare, ma è la cosa

giusta da fare.

Per tutte queste ragioni abbiamo la necessità di mandare messaggi chiari e inequivocabili, che non si

prestino a facili strumentalizzazioni e di coordinare con i territori azioni e iniziative che dicano un NO

secco alle disposizioni contenute nel Dl 66/2014.

Nella riunione di cui sopra abbiamo individuato un primo percorso che riepiloghiamo brevemente:

 Abbiamo chiesto diversi pareri legali sulla legittimità costituzionale del Decreto Legge 66, e siamo in

attesa degli esiti

 Siamo in attesa della data della nostra audizione presso la Commissione di Vigilanza della RAI

 Sono state aperte le procedure di raffreddamento, che porteranno alla proclamazione di uno sciopero

generale

delle lavoratrici, dei lavoratori e dei giornalisti RAI che, salvo impedimenti “tecnici” (la Rai è

soggetta alle disposizioni della L.146) dovrebbe avvenire il 10 giugno p.v. con manifestazione a Roma,

rispetto alla quale vi daremo nei prossimi giorni indicazioni più precise e obiettivi di partecipazione.

Nel frattempo, per mantenere alta l’attenzione e la tensione, abbiamo la necessità di promuovere

iniziative pubbliche sul territorio, con l’obiettivo di trovare alleanze trasversali a difesa del servizio

pubblico, che prevedano la partecipazione di rappresentanti politici locali, ma anche e soprattutto della

società civile, del mondo della cultura, etc.

Vi chiediamo pertanto di attivarvi ove già non l’abbiate fatto/previsto, coordinandovi tra strutture

territoriali o regionali e informandoci sulle iniziative che metterete in campo.

Ulteriori elementi di dettaglio e aggiornamenti da parte nostra saranno comunicati nei tempi utili.

A presto.

LE SEGRETERIE NAZIONALI

Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil Ugl Telecomunicazioni Snater Libersind-ConFsal UsigRai

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