


E’ di queste settimane il ripetersi di schemi già visti in passato, la nomina del nuovo CDA della Rai, nonostante sia cambiato il mondo e si siano succeduti al governo partiti di ogni colore ed estrazione politica, rimane il solito rito con scelte che hanno una logica che tende a trovare, quando va bene un equilibrio tra maggioranza ed opposizione e che poco protendono a logiche di natura industriale.
Ormai siamo abituati e quindi non ci scandalizziamo, ma bisogna fare alcune considerazioni. Negli ultimi 5 anni il mondo della comunicazione ha subito un profondo cambiamento sia nel prodotto che nel mercato, con l’avvento di nuovi competitor molto aggressivi e dalle grandi capacità d’investimento, inoltre è radicalmente cambiato il sistema di fruizione dei contenuti televisivi che convergono sempre di più con mondi ieri distanti, come quello informatico e quello delle telecomunicazioni.
E’ vero che la RAI svolge un ruolo di servizio pubblico, ma proprio per questo non può prescindere dall’essere considerata una vera e propria azienda che compete sul mercato.
Infatti per essere autentico servizio pubblico questo deve essere esercitato offrendo contenuti per tutte le fasce d’età, dai più piccoli fino agli anziani riuscendo ad offrire i propri prodotti su ogni tipo di device, dalla Tv, al tablet, al telefono, ecc.
Purtroppo dai rilevamenti dei dati di ascolto la situazione della RAI non è soddisfacente, perché se è vero che in prime time rimane molto spesso ancora leader, dallo scorporo dei dati per età ci si accorge che la fascia fino a 35 anni guarda poco o nulla i canali del servizio pubblico. Un altro esempio può essere portato osservando i dati di affluenza media nei siti d’informazione, dove RAI è pressoché inesistente.
Con questa breve e parziale fotografia, noi crediamo che la RAI abbia bisogno di una profonda riforma, che parta dalla durata del mandato dell’Amministratore Delegato, attualmente di 3 anni, periodi assolutamente insufficiente per mettere in pratica un piano editoriale ed industriale credibile e convincente.
Senza voler risultare populisti, crediamo che la scelte di tale figura non posso prescindere da adeguate capacità manageriali e da una profonda conoscenza a livello internazionale del mondo della comunicazione.
La RAI è un grande patrimonio del Paese, ma è necessario come sopra detto, considerarla una Azienda che deve pertanto avere logiche più industriali e meno politiche. Anche la recente elezione del rappresentante dei lavoratori nel CdA , purtroppo ha mostrato le stesse logiche di cui sopra, in cui molti hanno guardato più agli equilibri politici, piuttosto che a dare ai lavoratori il miglior rappresentante possibile ma come organizzazione siamo pronti ad affrontare le nuove sfide che abbiamo descritto. Discorsi già sentiti, ce ne rendiamo conto, ma crediamo che la velocità con cui gli scenari mutano repentinamente, del tutto indifferenti alla lentezza dei giochi di Palazzo impongono finalmente di voltare pagina.
Roma,01 Agosto 2018
La Segreteria Nazionale
FISTel CISL
Rai - Nomina cda lo schema è sempre lo stesso Informazione > Emittenza Pubblica e Privata