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09 Maggio 2014 Rai - Persa occasione per promuovere la qualità e sterile polemica

preoccupante e surreale l’intervenuto di Massimo Giletti all'assemblea aperta, convocata

dall'Usigrai, per interrogarsi sul futuro della Rai, se il suo voleva essere un richiamo di stimolo

verso l’Azienda e i lavoratori RAI affinché si lavori tutti insieme con ragionevolezza e

consapevolezza per il rilancio della RAI e del Servizio Pubblico è mediaticamente fallito nel suo

intento, chieda scusa ai lavoratori.

Anziché puntare il dito verso i lavoratori e sulle deficienze dell’Azienda, eredità di contesti sociali

superati dal tempo e da comportamenti viziosi, avremmo apprezzato un suo intervento come

“testimonial” d’eccezione che esaltasse lo straordinario patrimonio culturale e di saperi espresso

con dedizione e professionalità dai lavoratori RAI e di come l’intero sistema aziendale con enormi

difficoltà e sacrifici sta cercando di rilanciare il Servizio Pubblico, ma evidentemente lo schema

privilegiato che fa notizia e quello della distorsione amplificata della realtà, fornendo ai cittadini e

alla politica ancora una volta una percezione negativa del canone e quindi del Servizio Pubblico

Radiotelevisivo.

Giletti è stato preceduto in questi mesi da esternazioni di altri conduttori, non vorremo che questo

fosse solo una giustificazione a una loro inadeguatezza originata dalle necessarie azioni di

“Spending Rewiew” aziendale, in parte chieste e condivise con il sindacato, sui costi di produzione

dei programmi e sull’impiego delle risorse tecniche e umane interne che non tollerano

improvvisazione professionale, ridondanze sulle collaborazioni esterne (in larga misura espressione

dei conduttori), sui tempi di produzione e incomprensibili agiatezze e privilegi a disposizione dei

conduttori e loro asserviti.

Tornando a Giletti forse prima di parlare di lavoratori inutili, persone integre che guadagnano in

media circa 1.200 euro al mese, come Lui anche gli altri dovrebbero pensare alla RAI come un

“luogo identitario“ della collettività dove portare contributi e avere rispetto etico per i lavoratori

quanto persone e professionisti, non utilizzarla come proprietà personale da utilizzare a proprio

piacimento.

Lanciamo una sfida al conduttore e ai suoi colleghi, vista la crisi del Paese o come si chiamava negli

anni 70 Austerity, di autoridurre i proprio compensi, questo si che sarebbe un tangibile e plateale

segnale di cambio di rotta della RAI, Servizio Pubblico vicino ai cittadini.

Walter D’Avack

Coordinatore Nazionale FISTel – CISL

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