


preoccupante e surreale l’intervenuto di Massimo Giletti all'assemblea aperta, convocata
dall'Usigrai, per interrogarsi sul futuro della Rai, se il suo voleva essere un richiamo di stimolo
verso l’Azienda e i lavoratori RAI affinché si lavori tutti insieme con ragionevolezza e
consapevolezza per il rilancio della RAI e del Servizio Pubblico è mediaticamente fallito nel suo
intento, chieda scusa ai lavoratori.
Anziché puntare il dito verso i lavoratori e sulle deficienze dell’Azienda, eredità di contesti sociali
superati dal tempo e da comportamenti viziosi, avremmo apprezzato un suo intervento come
“testimonial” d’eccezione che esaltasse lo straordinario patrimonio culturale e di saperi espresso
con dedizione e professionalità dai lavoratori RAI e di come l’intero sistema aziendale con enormi
difficoltà e sacrifici sta cercando di rilanciare il Servizio Pubblico, ma evidentemente lo schema
privilegiato che fa notizia e quello della distorsione amplificata della realtà, fornendo ai cittadini e
alla politica ancora una volta una percezione negativa del canone e quindi del Servizio Pubblico
Radiotelevisivo.
Giletti è stato preceduto in questi mesi da esternazioni di altri conduttori, non vorremo che questo
fosse solo una giustificazione a una loro inadeguatezza originata dalle necessarie azioni di
“Spending Rewiew” aziendale, in parte chieste e condivise con il sindacato, sui costi di produzione
dei programmi e sull’impiego delle risorse tecniche e umane interne che non tollerano
improvvisazione professionale, ridondanze sulle collaborazioni esterne (in larga misura espressione
dei conduttori), sui tempi di produzione e incomprensibili agiatezze e privilegi a disposizione dei
conduttori e loro asserviti.
Tornando a Giletti forse prima di parlare di lavoratori inutili, persone integre che guadagnano in
media circa 1.200 euro al mese, come Lui anche gli altri dovrebbero pensare alla RAI come un
“luogo identitario“ della collettività dove portare contributi e avere rispetto etico per i lavoratori
quanto persone e professionisti, non utilizzarla come proprietà personale da utilizzare a proprio
piacimento.
Lanciamo una sfida al conduttore e ai suoi colleghi, vista la crisi del Paese o come si chiamava negli
anni 70 Austerity, di autoridurre i proprio compensi, questo si che sarebbe un tangibile e plateale
segnale di cambio di rotta della RAI, Servizio Pubblico vicino ai cittadini.
Walter D’Avack
Coordinatore Nazionale FISTel – CISL
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