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30 Ottobre 2015 Rai - Riforma e riscossione canone

La FISTeL-CISL osserva con attenzione il "singolare" iter di riforma della RAI che si gioca su due provvedimenti istituzionali distinti: da un lato la riforma della Governance, inserita in un progetto di legge ad hoc che, dopo il rinnovo del Cda sulla base della legge vigente, può anche avere tempi più dilatati; dall'altro la riforma (inserita nella finanziaria) sia dell'ammontare che delle modalità di riscossione del Canone, che invece per noi assume carattere di urgenza, perché è da questo che dipende la certezza di risorse finanziarie adeguate di cui la Rai deve poter disporre in tempi brevi per perseguire compiutamente gli obiettivi derivanti dal Contratto di Servizio, per la sua trasformazione in "media company", per gli investimenti in innovazione editoriale e tecnologica, fondamentali per il recupero della sua reputazione di servizio pubblico e per riacquisire la centralità nel sistema della comunicazione.

La posizione FISTeL CISL è chiara ed è stata espressa più volte nelle sedi istituzionali e non, sintetizzata con la presentazione degli emendamenti al testo di riforma della RAI in merito alla natura giuridica, le procedure di approvvigionamento di lavori, beni e servizi, il reclutamento di personale e collaboratori e il canone di abbonamento.

In merito alla riforma della Governance oggi in discussione in parlamento, va ribadito come sicuramente positivo l'inserimento di un rappresentante dei lavoratori nel futuro Cda, anche se non sono ancora chiarite come verranno definite le modalità operative per la sua nomina.

Significative, ma da approfondire nelle conseguenze, le novità introdotte per quanto riguarda l'ammontare e le modalità di riscossione del Canone che dovrebbero garantire da un lato la riduzione dell'importo quale segno d’attenzione ai cittadini, e dall'altro il mantenimento se non addirittura l'incremento delle risorse finanziarie della RAI, azzerando l’evasione e trasferendo la riscossione del Canone attraverso il bollettino per il pagamento dell'energia elettrica.

Il valore economico del canone di abbonamento già oggi risulta il più basso rispetto ai principali Paesi Europei (Inghilterra, Francia, Germania); e le modalità di riscossione introdotte sarebbero invece simili a quelle di Grecia e Portogallo.

Dal punto di vista dell'ammontare delle risorse, se i provvedimenti fossero varati cosi come dichiarati, contando su circa 24 milioni di famiglie, la RAI avrebbe a disposizione 2,4 miliardi di euro ai quali si aggiungono i circa 650 milioni di ricavi pubblicitari per complessivi 3,05 miliardi, risorse finanziarie confrontabili con quelle del bilancio del 2008, periodo ante crisi.

Ma è su questo punto che vi sono le maggiori incognite. Innanzitutto i fornitori di energia elettrica titolari della riscossione del Canone non verseranno l'importo relativo direttamente alla Rai bensì all'erario il quale le girerà a sua volta alla Rai ma non nella sua interezza, in quanto : "le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione … sono riservate all’erario per essere destinate al fondo per la riduzione della pressione fiscale…"

Il Canone nei fatti viene così trasformato in una tassa generale o solo parzialmente di scopo. E questo può avere anche conseguenze negative.

Innanzitutto un finanziamento del servizio pubblico così concepito renderebbe più stringente la suddivisione nel bilancio tra attività di servizio pubblico ed attività commerciali con il rischio di vedere assimilati i finanziamenti pubblici ad aiuti di Stato, che sono vietati dalle Ue. Il rischio è tanto maggiore in quanto gli introiti pubblicitari continuano a rappresentare una fetta importante delle entrate della Rai.

L'ammontare delle risorse nei fatti potrebbe anche essere deciso anno per anno e questo farebbe venir meno la certezza delle risorse finanziarie necessarie a programmare investimenti sul medio e lungo termine, soprattutto quelli relativi agli investimenti tecnologici, in ricerca e sviluppo, alla sperimentazione di nuovi programmi e di nuove modalità distributive sulle diverse piattaforme.

Infine sarà necessario avviare un tavolo di confronto sui temi organizzativi, gestionali e operativi che affrontino le eventuali necessità di riposizionamento organizzativo connesse al nuovo contesto di riscossione del canone al fine di tutelare i 200 lavoratori oggi impegnati nella attività di gestione e supporto abbonamenti.

In conclusione, noi preferiremmo che la Rai contribuisse al risanamento della finanza pubblica attraverso la produzione di utili, come avviene per le altre società di capitale pubbliche, e non, come sembra, attraverso un prelievo a monte di parte delle risorse che dovrebbero essere nella sua disponibilità.

Naturalmente in un contesto sempre più dinamico e competitivo, se si vuole rivalorizzare il ruolo del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, occorre accompagnare il processo di riforma con un inflessibile sistema di controllo e monitoraggio di spesa, utile a impedire il riaffermarsi delle condotte viziose del passato e di sperpero di denaro pubblico.

La capacità di produrre utili dipende però innanzitutto dalla certezza sui tempi di erogazione e sulle quantità delle risorse finanziare a disposizione. E questo dovrà essere il nodo principale da affrontare nel prossimo rinnovo del Contratto di Servizio, perché è soprattutto da questo che dipende la possibilità di riaffermare la centralità del Servizio pubblico in un mercato sempre più competitivo e che richiede sempre maggiori investimenti per adeguarsi alla velocissima evoluzione dei prodotti e delle tecnologie.

La segreteria Nazionale FISTeL CISL

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