


L'iter legislativo in merito al DL 83/2014, passato dai lavori della Camera al Senato, relativamente all'art. 5 (FLS) ha visto marginali modifiche e non l'assunzione degli emendamenti da noi proposti alle forze politico-parlamentari in merito a: malattia, prepensionamenti, ricollocazione del personale, risorse per le Fondazioni Speciali, ecc.
Ribadiamo con più determinazione che i contenuti del succitato articolo manifestano, pur nell'alternanza dei governi, una continuità "culturale" caratterizzata dalla ferma volontà tesa a mantenere attivo, o addirittura accelerare, il processo di destrutturazione delle FLS, alimentando la confusione rispetto alla natura giuridica (confusione che impedisce ad un settore di avere certezza sulle regole legislative e contrattuali alle quali fare riferimento certo). Vengono in tal modo in maniera strutturale introdotti elementi penalizzanti sotto il profilo della stabilità dell'occupazione, accentuando gli elementi di precarizzazione che già oggi connotano lo status di almeno due terzi dei lavoratori del settore, sia rispetto alla salvaguardia dei diritto acquisiti compreso la determinazione delle condizioni individuali inerenti le condizioni previdenziali maturande.
Inoltre il combinato disposto, rappresentato dalla singolare trovata di Bondiana memoria inerente le c.d. "FSL virtuose/speciali" e la ridefinizione dei parametri FUS, determina, stante la strutturale inadeguatezza delle risorse economiche destinate al Settore, una forte penalizzazione delle Fondazioni in sofferenza destinate a una forte selezione con la chiusura (liquidazione coatta amministrativa) di buona parte di questi centri di produzione culturale.
Il disegno è chiarissimo: la desertificazione a geometrie variabili della fruizione dell'arte musicale e della sua economia indotta, quando ci sarebbero le condizioni politiche per una strutturale riforma per l'insieme dello spettacolo dal vivo, legato alle riforme istituzionali e del Tit. V, in rapporto al mutato quadro politico.
Alcuni elementi si ripropongono a consuntivo a una nostra riflessione: si determina, con il provvedimento, un'operazione di marginalità delle parti sociali nei processi in atto, si minano le prerogative delle parti sociali firmatarie e contraenti del CCNL in data 14 aprile u.s. con il "silenzio assordante" dei Sovrintendenti e della loro Associazione (a tutt'oggi fuori dall'Agis) come se non fossero firmatari del rinnovo contrattuale e deprivi di qualsiasi strategia di tenuta e rilancio del Settore.
In merito a quanto si sta determinando per il Settore delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, il Ministro Franceschini si inserisce pienamente sulla scia della L.100 e il suo caos organizzato puntualizzando alle Commissioni Riunite in data 18 giugno 2014 che: "... il FUS prevede nuovi criteri per premiare le Fondazioni
Lirico Sinfoniche e che una volta superata la fase emergenziale, si potrà ragionare sulla congruità del numero di 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche".
Va sottolineato che il Ministro, sulla parte riguardante le FLS, ha condizionato pesantemente l'iter parlamentare senza trovare particolare resistenza da parte dei presentatori degli emendamenti da noi ispirati e in buona parte condivisi con le forze politico-parlamentari dell'intero arco costituzionale.
Il nostro giudizio, pur articolato, del DL 83/2014, che riguarda i Beni Culturali, il Cineaudiovisivo, il Turismo Culturale, mantiene una profonda contrarietà su quanto definito in materia di Fondazioni Lirico Sinfoniche e attiveremo unitariamente un percorso politico-istituzionale, permanendo in noi la forte convinzione che il Settore debba essere inserito in una vera e strutturata riforma complessiva che riguardi la produzione culturale e lo spettacolo.
p. LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTeL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL
S. Conti M. Giustini F. Benigni E. Sciarra
Fondazioni Lirico Sinfoniche - Iter parlamentare decreto legge 83 2014 Spettacolo > Enti Lirici e Teatri