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21 Febbraio 2022 Tim - Richiesta incontro conferenze regioni e comuni

Illustri Presidenti,
Scriviamo a Voi in qualità di rappresentanti delle associazioni degli Enti locali italiani perché riteniamo che le vicende che stanno riguardando il Gruppo TIM e più in generale il settore delle TLC abbiano delle immediate ed importanti ricadute sulle comunità che le Vostre associazioni rappresentano.
La crisi pandemica che ancora stiamo vivendo ha mostrato in tutta la sua drammaticità come quello della connettività sia diventato ormai un vero e proprio diritto di cittadinanza.
Il confinamento imposto dalla crisi sanitaria ha determinato una drastica accelerazione della digitalizzazione di molteplici attività quotidiane, portando il Paese in quella modernità che fino a due anni fa stentava a pervaderlo nella sua totalità. Purtroppo questa accelerazione ha resi evidenti i ritardi che l’Italia si trascina da decenni, nonostante i molteplici “Piani nazionali” che negli anni non sono riusciti a colmare quel digital divide che oggi ha evidenziato nuove diseguaglianze, soprattutto nelle aree periferiche del Paese.
Ancora oggi circa il quaranta percento dei cittadini italiani è di fatto tagliato fuori dalle potenzialità garantite dalla Connessione Ultraveloce.
In ogni regione del Paese esistono ampie zone di territorio nelle quali i cittadini non accedono ad infrastrutture di TLC moderne e competitive. Le aree interne, i piccoli borghi montani ancora oggi attendono lo sviluppo di una rete veloce ed inclusiva. Questi due anni eccezionali hanno mostrato come un nuovo modello di sviluppo sia possibile solo se tutti potranno usufruire della connettività di nuova generazione. Tutta l’Europa si appresta a compiere il balzo verso la “gigabit society”.
I ritardi che si accumuleranno in questi mesi rischiano di diventare ormai incolmabili. Abbiamo una occasione storica per ripensare i nostri modelli sociali e demografici. Possiamo riappropriarci di intere aree ormai spopolate, ripensare le nostre aree metropolitane, mettere davvero in grado di competere globalmente la miriade di preziosi distretti economici che non sempre hanno le condizioni presenti nelle grandi aree urbane dove paradossalmente oggi abbiamo una ipertrofia delle reti veloci.
Ma per fare tutto questo occorre ripensare il modello industriale delle telecomunicazioni del Paese. La scelta scellerata operata in Italia di distruggere di fatto il campione nazionale del settore, l’ex monopolista TIM, sta dando da anni i propri frutti avvelenati. Non si tratta di nostalgie monopolistiche fuori tempo massimo. Basta guardare al resto d’Europa dove la liberalizzazione del settore non ha impedito a grandi Paesi come Francia e Germania di non depauperare le preziose risorse dei rispettivi ex monopolisti, rimaste aziende integrate a forte presenza pubblica, operanti in mercati liberi eppure capaci di indirizzare lo sviluppo infrastrutturale di quei Paesi in una logica inclusiva e nazionale.
Il prossimo 2 marzo il CdA di TIM potrebbe approvare la definitiva separazione della rete e lo smembramento del suo Gruppo. Un salto nel buio. Un’operazione più vicina agli interessi della grande finanza che all’interesse nazionale ed al futuro delle decine di migliaia di lavoratori occupati nel settore delle Telecomunicazioni e dei milioni di cittadine e cittadini che Voi rappresentate.
Tutto questo sta avvenendo nel più completo silenzio e disinteresse del Governo e delle principali Istituzioni del Paese. Quello della comunicazione, della connessione è un diritto universale che non può essere delegato solo ad un mercato che, per definizione, lega gli investimenti all’immediato ritorno dei profitti. Così non si costruisce una infrastruttura inclusiva, e ciò che è successo nelle regioni, nei comuni e nelle comunità che Voi rappresentate lo dimostra drammaticamente.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta davvero l’ultima occasione per riparare ai ritardi accumulati in questi anni. Ma per far sì che non sia l’ennesima occasione persa occorre ripensare il modello e guardare con franchezza a ciò che non ha funzionato e a ciò che potrebbe funzionare meglio. Dal 2015 il Paese ha investito miliardi per la digitalizzazione ma allo scoppio della pandemia circa 12 milioni di italiani avevano accesso a malapena a connessioni ADSL, inutili per utilizzare la rete per lavorare, studiare, esercitare i diritti di cittadinanza accedendo telematicamente alla Pubblica Amministrazione. Si può continuare con questo modello di sviluppo? Evidentemente no!
Per queste ragioni siamo a richiederVi un incontro per illustrarVi le buone ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo TIM che il prossimo 23 febbraio sciopereranno a difesa del loro lavoro e, più in generale per lo sviluppo tecnologico a favore di TUTTI, quindi anche delle comunità che Voi avete l’onore e la responsabilità di amministrare.
In attesa di un Vostro rapido riscontro Vi inviamo distinti saluti.
Le Segreterie Nazionali
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

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