


Nel mese di giugno è stato avviato un confronto, coordinato dal Ministero dello Sviluppo Economico, sulla grave crisi che ha investito il settore dei Call Center. Sia le Organizzazioni Imprenditoriali sia le Organizzazioni Sindacali hanno evidenziato
come la crisi in atto non era legata a un calo dell’attività ma al continuo ricorso a cambi di
appalto, attraverso contrattazione privata o gara pubblica, che determinano una continua
riduzione del costo del lavoro e impongono uno spostamento delle commesse sul territorio che
determinano gravi crisi occupazionali.
In tale ambito è stato ricordato che tale fenomeno, presente unicamente in Italia e
non riscontrabile in nessun altro Paese Europeo, derivava dall’errata trasposizione di una
direttiva europea, la 2001/23, che non ha introdotto le tutele previste dall’art. 2112 del c.c. alla
successione di appalti.
Nonostante l’impegno assunto dal MISE di aprire una discussione mirata su tale
materia nella prima settimana di settembre, il tavolo generale non è più stato riconvocato e le
crisi nel settore, determinate da tale presupposto, si stanno moltiplicando.
Le decisioni assunte da Aeroporti di Roma, ACEA, Comune di Roma e Milano, Enel,
Fastweb, Vodafone Wind e Telecom determineranno, nelle prossime settimane, l’apertura di
migliaia di procedure di licenziamento.
Tra queste, la più grave e avanzata riguarda British Telecom e Accenture per un sito a
Palermo che occupa 262 unità.
In questo caso siamo alla presenza di un "caso scuola". Nel 2005 si realizza una
cessione di ramo d’azienda (da BT verso Accenture) e oggi BT revoca l’appalto lasciando i suoi
ex lavoratori privi di attività, con conseguente decisione di Accenture di aprire le procedure di
licenziamento collettivo.
Nelle settimane scorse il MISE ha avviato un tentativo di mediazione tra le parti che
non ha portato a nessun risultato, con British Telecom che ha già provveduto a spostare le
attività verso altri siti (non è stato possibile avere informazioni su dove è lavorata l’attività).
Il mancato accordo va addebitato interamente alle due aziende che hanno assunto
atteggiamenti arroganti e irrispettosi, proponendo soluzioni ricattatorie e prive di prospettiva.
Su tali basi il MISE, durante l’ultimo incontro che si è tenuto il 6 ottobre u.s., ha manifestare la
propria impotenza e dichiarato concluso il tavolo di confronto, evidenziando che le prerogative
della vertenza non erano di competenza del Ministero stesso.
Le assemblee dei lavoratori che si sono tenute dopo l’incontro hanno prodotto un
verbale, approvato all’unanimità, che chiede al MISE la riapertura del tavolo individuando le
disponibilità e le condizioni poste dai lavoratori al negoziato.
Nonostante ciò, il MISE ha ritenuto di non dover rispondere alla richiesta, lasciando
sgomenti, oltre ai lavoratori, anche le Istituzioni Locali presenti alla trattativa che hanno da
sempre evidenziato la gravità delle decisioni assunte dalle due aziende. Appare evidente che tale decisione è del tutto inaccettabile.
Non solo perché la crisi che si è determinata dipende unicamente dalla mancata
volontà di legiferare, come già fatto da tutti gli altri Paesi Europei, in materia di tutele dei
lavoratori nei casi di successione di appalto, così come previsto dalla Direttiva Europea già
richiamata, ma anche dalla mancata volontà del MISE di richiamare British Telecom e Accenture
alle proprie responsabilità sociali.
Per quanto sopra, le scriventi Segreterie Nazionali sono a richiedere la convocazione
di un urgente incontro in sede del Ministero del Lavoro, con il coinvolgimento delle due aziende
interessate, per ricercare una soluzione condivisa che consenta di impedire i licenziamenti
annunciati presso il sito di Palermo.
In attesa di cortese riscontro, porgono distinti saluti.
Le Segreterie Nazionali
SLC‐CGIL FISTEL‐CISL UILCOM‐UIL
Michele Azzola Giorgio Serao Salvatore Ugliarolo