


In questi giorni, in tutte le sedi di Ecare (unica eccezione, Roma),le RSU, unitariamente, hanno pro-clamato scioperi complessivamente di circa 2 ore, per protestare contro il ritardo del pagamento dello stipendio dei dipendenti e non solo, e per richiamare l’attenzione sulle condizioni igienico sani-tarie di alcune sedi.
La forte adesione allo sciopero, che ha toccato punte del 80-90 %, da Torino a L’Aquila, da Bari a Milano, con adesione dello staff leasing e di molti team leader, sta evidenziando una forte sfiducia da parte dei lavoratori nei confronti del management che va ben oltre il ritardo dello stipendio (al mo-mento, gran parte dei lavoratori non ne hanno ancora disponibilità).
I continui passaggi di proprietà, l’incertezza sui piani futuri, e adesso i ritardi dei pagamenti (stipendi/
TFR), determinano una forte e comprensibile preoccupazione.
A questo si aggiunge un problema di comunicazione: non è sufficiente una mail per comunicare il ritardo degli stipendi, né è utile dividere le RSU per sedi o per sigla, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
Non cogliere ciò, da quello che è accaduto in questi giorni, vuol dire non voler vedere.
Il riposizionamento di Ecare nel mercato dei servizi di Contact Center è una priorità.
Le sinergie con una proprietà, che può fare la differenza nell’approvvigionamento di nuove com-messe, debbono essere utilizzate al massimo se si vuole avere una grande forza commerciale. Tutti i lavoratori e le loro rappresentanze, se lo aspettano, lo esigono.
Invitiamo pertanto l’Azienda, a smetterla di rispondere ad ogni comunicato delle RSU, o a minacciarle.
E’ il momento di prendere atto del disagio diffuso e costruire un clima sereno; ascoltare e nel con-tempo coinvolgere i lavoratori e le loro RSU, in maniera compiuta e meno burocratica.
E’ il momento di capire come ECare intenda attrezzarsi per il futuro.
Per questo ribadiamo la necessità di un incontro al più presto possibile, con la proprietà.
Roma, 10 settembre 2018
Le Segreterie nazionali
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