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06 Maggio 2021 Telecomunicazioni - Addio al progetto rete unita nel nostro paese

Signori Ministri,
Abbiamo letto con grande stupore e rammarico l’articolo apparso su La Repubblica mercoledì 6
maggio che interpreta pagina 98 del PNRR come un “addio al progetto rete unica nel nostro
Paese”, e ci teniamo ad esprimere con chiarezza la nostra opinione riguardo al merito e al metodo
di queste comunicazioni.
Ai mercati finanziari, si dice, le sorprese non piacciono. Gli inves tori hanno bisogno di certezze,
stabilità, piani a lungo termine che vengono condivisi e rispettati nel tempo. Lo stesso vale per i
lavoratori di questo Paese e per tutte le aziende che ne costituiscono la spina dorsale, investendo
le proprie vite e le proprie risorse per crescere: c’è bisogno di chiarezza negli impegni assun dalle
varie strutture del Paese sia a livello politico che economico.
L’Italia è ben al di so o della media europea in termini di competenze e di infrastru ure per
l’economia digitale, condizioni necessarie per lo sviluppo socioeconomico. C’è bisogno di
inves men , pubblici e priva , e di sogge che siano in grado di ges rli e finalizzarli nella maniera
più rapida ed efficiente possibile. Ci teniamo a dirlo a chiare lettere: riteniamo che il progetto
Open Fiber guidato da TIM sia la soluzione migliore per vincere questa sfida.
È per questo che, nel 2015, salutammo con favore l’avvio del progetto di una rete unica, uno
stimolo e un volano necessario per me erci in condizioni di poter competere a livello
internazionale. Ci è stato chiesto, allora, di partecipare a questo progetto e di remare tutti nella
stessa direzione, e noi l’abbiamo fatto sia per il bene del Paese sia perché abbiamo visto – e
continuiamo a vedere – in TIM il punto di riferimento per costruire questa rete.
Non crediamo che sia un’azienda perfe a, ma è un’organizzazione che da qualche anno si è
dimostrata attenta a rimediare agli errori commessi nel tempo – come il processo di
privatizzazione, e gli impedimenti ereditati da gestioni passate che invece di investire hanno
rallentato la diffusione della digitalizzazione. Una volta percepito il cambio di passo dell’azienda e
la volontà politica di portare a termine un progetto per il bene comune, noi Sindacati abbiamo
sempre fatto la nostra parte: abbiamo assicurato, sia con accordi all’interno dell’azienda, sia nel sistema Paese, che il settore delle telecomunicazioni offrisse le migliori garanzie e le migliori
condizioni per colmare il digital divide italiano.
Vediamo in TIM un partner ed un compagno di viaggio di lungo corso per questa grande sfida, che
non possiamo permetterci di perdere, di cambiare o di ostacolare con dictat provenienti da
organizzazioni nazionali o sovranazionali che sembrano dimen care le necessità di una
pianificazione a lungo periodo.
Sembrava di aver trovato una soluzione condivisa dalle parti sociali e sostenuta a livello finanziario
da investimenti pubblici e privati. Invece, da un lato registriamo i continui richiami di politici e
authorities che costringono le aziende del settore ad abbassare prezzi e margini di profitto, in
nome dell’interesse dei consumatori: ma come fa un’azienda ad assumere lavoratori e investire
nel lungo periodo senza garanzie di giusti guadagni negli anni a venire? Se questa stessa logica
fosse applicata al settore farmaceutico, probabilmente oggi non avremmo a disposizione tutti
questi vaccini in così poco tempo.
Questi interventi di disturbo effettuati con articoli di giornale in cui ognuno si sente in diri o di
esporre le proprie interpretazioni sulla poli ca del Governo, non solo offendono tu noi e i
lavoratori che rappresen amo – perché ci sen amo tenu all’oscuro di decisioni presumibilmente
già prese – ma soprattutto non mettono le aziende ed i lavoratori in condizioni di lavorare
serenamente e nell’interesse di tutti.
Se non siamo a conoscenza di un piano industriale ben definito che il Governo vuole applicare sul
tema telecomunicazioni, siamo preoccupati delle scelte che non tengano conto di salvaguardare i
livelli occupazionali.
Non acce amo che i sacrifici degli ul mi 15 anni vengano spreca . Così come non acce amo che
a dettare la politica industriale del nostro Paese siano burocrati europei che non applicano in
maniera equa gli stessi parametri per gli aiuti ad aziende strategiche partecipate dallo Stato –
come dimostrato dalla disuguaglianza tra i fondi concessi in diversi contesti nazionali (Alitalia vs.
AirFrance, per esempio).
In un momento così cri co per l’accelerazione del nostro Paese, in cui bisogna garan re solidità e
certezze a lavoratori, inves tori ed aziende, non possiamo perme erci cambi di ro a, incertezze o
tentennamen su inves men e piani industriali già condivisi. Crediamo che TIM abbia le capacità
tecniche, manageriali e professionali per portare a termine questa impresa e siamo pronti a
sostenerla.
Qualora il Governo dovesse aver cambiato idea, gradiremmo saperlo in maniera diretta, chiara e
tempestiva e sederci ad un tavolo per discutere insieme le scelte nel migliore ed esclusivo
interesse del nostro Paese.
Roma, 06 maggio 2021
I Segretari Generali
SLC – CGIL FISTel – CISL UILCOM – UIL
Fabrizio Solari Vito Vitale Salvo Ugliarolo

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