MENU > HOME
Filtra Ricerca
Filtra Per Anno

Dettaglio Comunicato

Comunicati > Telecomunicazioni > Contact Center > Dettaglio
28 Novembre 2017 Telecomunicazioni - Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni in italia

Banda ultralarga fissa (> 30 Mbps) in progressiva riduzione il gap con Ue: a giugno 2017 in Italia

risultava coperto circa il 70% delle abitazioni famigliari a fronte di media UE del 76%

(Commissione Europea, luglio 2016).

Utilizzo in crescita, ma ancora distante dalla media UE: dall’ 11,5% di giugno 2016 delle

sottoscrizioni per linee a banda ultra larga broadband, siamo passati al 17,4% di marzo 2017

(Osservatorio Agcom ). Media Ue 41,7% (luglio 2016).

Banda ultralarga mobile (4G- Lte) livello di copertura tra i più alti in UE: raggiunto ormai il 97%

della popolazione italiana, ma le connessioni 4G sul totale sim, attestate al 33%, rimangono tra le

più basse se confrontate a altri Paesi Ue5 (dati GSMA).

Traffico dati in netta crescita: da rete fissa +40% (dati Agcom), da mobile + 46%, (dati Operatori),

quest’ultimo è cresciuto di oltre il 750% negli ultimi sei anni.

Prezzi dei servizi Tlc: -5,6 % nel 2016/15 secondo il Rapporto annuale Agcom.

Roma, 28/11/2017 - Nel 2016 gli operatori di telefonia fissa e mobile hanno investito 6,5 miliardi di euro,

imprimendo un’accelerazione all’infrastrutturazione del territorio italiano con le reti a banda ultra larga che

sta continuando anche nel 2017 e che sta consentendo di colmare il gap con gli altri Paesi europei. A fine

giugno di quest’anno è stato, infatti, raggiunto circa il 70% delle abitazioni famigliari con banda larga fissa

superiore a 30 Mbps, livello di copertura in rapido aumento (era circa il 60% a dicembre 2016) e in

avvicinamento alla media europea (76% a luglio 2016, secondo i dati della Commissione Europea). Sul

fronte della rete a banda ultra larga mobile, l’Italia vanta un tasso di copertura tra i più elevati in Ue e

comunque superiore alla media europea. A giugno 2017, infatti, la rete 4G risultava accessibile al 97%

della popolazione italiana, secondo quanto riportato da GSMA. Per quanto riguarda i ricavi dell’intera

filiera Tlc, nel 2016 sono giunti complessivamente a 42,6 miliardi di euro, registrando un leggero

incremento pari all’1%: questo è stato trainato dalle Tlc mobili (+2%) e dalle vendite di terminali (+3%),

mentre continua il segno meno per le Tlc fisse (-1%). E’ questo il quadro sintetico offerto dal Rapporto

2017 sulla filiera delle Tlc, elaborato dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del

Politecnico di Milano sulla base dei dati forniti dalle imprese associate ad Asstel e d’intesa con le Parti

Sociali. Il Rapporto, che costituisce un elemento di valore nell’ambito del Contratto Collettivo Nazionale di

lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di Telecomunicazioni, è stato diffuso questa

mattina a Roma dal Vice Presidente di Asstel Francesco Micheli insieme ai Segretari Generali di Slc-Cgil,

Fabrizio Solari, Fistel-Cisl, Vito Vitale, Uilcom-Uil, Salvatore Ugliarolo.

“Per il secondo anno consecutivo, dopo un lungo periodo di dinamiche fortemente negative, la filiera delle

Tlc ha registrato un incremento dei ricavi, seppur di misura molto contenuta, pari all’1%. Allo stesso tempo

gli investimenti degli operatori telefonici si sono mantenuti elevati, dell’ordine del 20% dei ricavi, incidenza

media superiore a quella degli operatori dei principali paesi europei. Prima che per il settore, questo è un

segnale positivo per il Paese, che trova nelle Telecomunicazioni la piattaforma abilitante per fare il grande

salto verso la trasformazione digitale. – ha affermato il Vice Presidente di Asstel Francesco Micheli che ha

aggiunto - “A questo grande sforzo di investimenti per dotare il Paese di reti Tlc di nuova generazione, deve

corrispondere un altrettanto significativo impegno per incrementare la domanda di banda ultra larga fissa e

mobile, in modo da portare l’Italia a livelli di utilizzo paragonabili a quelli dei principali Paesi europei. Il

piano Industria 4.0 rappresenta senza dubbio un passaggio importante e di successo in questa direzione, ma

va visto come apripista per ampliare il fronte del digitale al resto dell’economia e della società. Oggi è

prioritario accelerare sui programmi di digitalizzazione della PA, della sanità, della scuola,

sull’aggiornamento ed evoluzione delle competenze, sullo sviluppo dei pagamenti elettronici e dell’ecommerce.

Non solo per assicurare ritorno agli investimenti pubblici e privati, aumentando quindi le risorse

disponibili per l’infrastrutturazione, ma soprattutto per consolidare e potenziare i segnali di ripresa

dell’economia attraverso le nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica”.

Micheli ha poi evidenziato come l’impegno di investimenti richiesto oggi alle Tlc si estenda su più fronti. Si

tratta, in particolare, di sostenere con reti sempre più performanti e sicure, i principali trend dell’economia

digitale, in rapido sviluppo anche in Italia, fra cui: Cloud (in crescita, nel 2016, del 18%), Internet of Things

(+40%), Big Data (+15%), Industria 4.0 (+25%), Security (+5%), Internet Advertising (+9%), Mobile Business

(+16%), Mobile Payment & Commerce (+63%), Digital Media Pay (+42%). E in questo filone vanno inseriti gli

investimenti sulla tecnologia mobile 5G su cui è in atto la sperimentazione da parte dei principali operatori.

Si deve, inoltre, rispondere, con soluzioni tecnologiche e offerte innovative, ai cambiamenti dei modelli di

consumo, che evidenziano da una parte il calo dei volumi di Sms (-26%), sostituiti dalle applicazioni di

Instant messaging (WhatsApp, Messenger,ecc.), e della fonia su rete fissa (-10%) a favore del mobile e,

dall’altra l’aumento esponenziale del traffico dati, dell’ordine del 40% per la rete fissa, del 46% sulla rete

mobile (2016/15). Si tratta, infine, di mettere cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche, nelle

condizioni di sfruttare al meglio le potenzialità di reti e device a costi accessibili.

“Questo è lo scenario che le Tlc stanno abilitando nel nostro Paese, grazie ai massicci investimenti che solo

negli ultimi 5 anni hanno totalizzato quasi 31 miliardi di euro, ma anche in virtù della vivace dinamica

concorrenziale che caratterizza la filiera, che ha portato innegabili benefici per i consumatori - ha

sottolineato il Vice Presidente di Asstel - All’aumento, infatti, della quantità e qualità delle offerte

integrate fra voce, dati e servizi digitali, che oggi consente a chiunque di accedere, con facilità d’uso e in

qualunque luogo, alla gamma praticamente illimitata dei contenuti e servizi digitali, ha corrisposto un

costante calo dei costi per i consumatori. Tanto che oggi i servizi di telecomunicazioni sono le uniche utilities

a presentare un livello dei prezzi inferiore a quello del 2010”.

“I risultati raggiunti dal settore nel 2016, messi in evidenza dal Rapporto, vanno intesi come l’inizio di un

percorso di risalita dalla crisi di fatturato degli anni scorsi - dichiarano congiuntamente il Vice Presidente di

Asstel, Francesco Micheli e i Segretari Generali di Slc-Cgil, Fabrizio Solari, Fistel-Cisl, Vito Vitale, Uilcom-

Uil, Salvatore Ugliarolo - La piena ripresa di un settore strategico come le Tlc va considerata una priorità

per il Paese. Negli ultimi anni l’intera filiera delle Telecomunicazioni italiana è stata attraversata da una

serie di importanti trasformazioni societarie e da processi aziendali di profonda ristrutturazione, che hanno

interessato alcuni dei principali Gruppi del Settore e coinvolto le Parti Sociali nella ricerca di adeguate

soluzioni sotto l’aspetto del lavoro e della sua organizzazione. In questi nuovi percorsi il Sistema delle

Relazioni Industriali ha dato prova di essere uno strumento importante, per indirizzare i processi settoriali e

aziendali mirati a migliorare la competitività e rafforzare il sistema produttivo riconfermando la validità e il

ruolo del Contratto Collettivo Nazionale delle Telecomunicazioni quale strumento di regolazione generale

del lavoro e del livello dei trattamenti economici minimi di garanzia, e favorendo la diffusione della

contrattazione di secondo livello,

quale strumento virtuoso per il miglioramento della redditività e della

produttività a vantaggio dei lavoratori e delle imprese, e di modelli di welfare innovativo. Inoltre,

l’implementazione dei piani di infrastrutturazione a banda ultra-larga fissa e mobile e la trasformazione

digitale dello stesso settore Tlc stanno facendo emergere la necessità di nuove figure professionali e nuove

competenze. Ciò si aggiunge alla profonda trasformazione che interesserà sempre più il mercato del lavoro,

chiamato a coniugare l’allungamento della vita lavorativa con nuovi processi di lavoro, con l’accelerazione

della digitalizzazione e con la necessaria flessibilità dei mestieri. In tale quadro è necessario riconfermare la

necessità di promuovere interventi sul versante della formazione volti a favorire la riqualificazione ed il

riposizionamento in atto nella Filiera, tenuto conto dell’impatto che l’innovazione digitale è destinata a

produrre anche in ordine alle competenze e alle professionalità del personale del Settore. Da qui l’esigenza

che la fase di ripresa della filiera sia accompagnata e sostenuta da efficaci politiche attive del lavoro come

chiave per promuovere l’incontro tra domanda e offerta e mettere lavoratori e imprese, nelle condizioni di

cogliere al meglio le opportunità che derivano dalla trasformazione digitale dell’economia. E’ necessario,

infine, un quadro di regole e prassi chiaro e favorevole agli investimenti, capace sciogliere i nodi normativi

ed eliminare gli ostacoli attuativi che continuano a imbrigliare lo sviluppo delle reti e dei servizi.

L’adeguamento dei valori dei limiti alle emissioni elettromagnetiche sullo standard europeo, tanto più con

l’avvio della sperimentazione sul 5G, è un’esigenza non più rinviabile per lo sviluppo della rete a banda ultra

larga mobile. Così come è urgente procedere all’omogeneizzazione sul territorio nazionale delle prassi

burocratiche che accompagnano le opere di infrastrutturazione con la fibra, mentre è importante che

nell’iter di realizzazione del Sinfi (Catasto delle infrastrutture presenti sul territorio sopra e sottosuolo)

prevalga l’approccio interoperabile tra Regioni e amministrazioni centrali per evitare il rischio di

duplicazione degli oneri a carico degli operatori.”

Il Rapporto sulla filiera delle Tlc 2017 in sintesi

Ricavi

Il trend dei ricavi della filiera italiana delle Tlc, che comprende gli operatori di rete fissa e mobile, i fornitori

di terminali, di apparati e di servizi di rete, le aziende di software per le telecomunicazioni, le infrastrutture

di rete e le aziende di Contact Center, nel 2016 ha confermato l’inversione positiva di tendenza emersa nel

2015. Con una crescita dell’1% per il secondo anno consecutivo, per un volume totale di ricavi di 42,6

miliardi di euro ancorché tuttora lontano dai 47,8 miliardi del 2012, la filiera Tlc sembra si stia lasciando alle

spalle le dinamiche fortemente recessive che avevano caratterizzato gli anni precedenti, sebbene con

perfomance molto diverse al suo interno.

I ricavi degli operatori Tlc, che coprono il 75% del fatturato della filiera, divisi fra 38% per la telefonia

mobile e 37% per la quella fissa, dopo anni di forte contrazione, per la prima volta nel 2016 fanno

registrare un segno positivo, seppure attestato al +0,4%. E’ un segnale incoraggiante se confrontato con le

dinamiche passate: dal 2007 al 2016, infatti, gli operatori di telefonia hanno perso quasi 14 miliardi di euro

(pari al 30% del valore iniziale). Entrando nel dettaglio si vede come l’incremento sia dovuto alla crescita

dei ricavi da rete mobile (+2%), mentre per quelli da rete fissa continua il trend negativo (-1%), seppure in

attenuazione rispetto all’anno precedente (era stato infatti -2% nel 2015). La risalita dei ricavi da reti mobili

appare legata essenzialmente a due fattori. Da una parte alla stabilizzazione dei prezzi dei servizi dopo il

forte calo subito tra il 2011 e il 2014 (-49%); dall’

altra alla crescita dei bundle, le offerte integrate

contenenti anche servizi multimediali. Nelle reti fisse, invece, la forte crescita dei dati (+7%), non riesce a

compensare la riduzione dei ricavi da fonia (-12%).

Quanto al resto della filiera, vanno rilevate la crescita del mercato relativo alla vendita di terminali: +3%

annuo avvicinandosi così ai 5,3 miliardi di euro e quello dei fornitori di infrastruttura +15%, che

raggiungono un volume di fatturato di 1,3 miliardi di euro.

Entrando nel dettaglio l’incremento della vendita di terminali è dovuto prevalentemente agli smartphone

(+8,9%), essendo il loro peso passato dal 12% del 2008 all’88% del 2016, mentre continua il calo dei tablet (-

22%) e dei cellulari che vedono quasi dimezzato il loro valore. Per quanto riguarda il settore

dell’infrastruttura la crescita è guidata prevalentemente dai fornitori di torri per le comunicazioni che dal

2012 al 2016 hanno visto raddoppiare il valore del mercato grazie al settore delle telecomunicazioni, la cui

domanda è cresciuta di quasi l’800% negli ultimi 4 anni e che nel 2016 vale circa 0,6 miliardi di euro (+42%).

Ciò è dovuto sia all’esternalizzazione da parte delle Telco di società dedicate a questo mercato, che alla

crescita del traffico dati, soprattutto da mobile che richiede un aumento delle capacità trasmissive e quindi,

sostanzialmente, anche dei punti di service (torri).

Investimenti: continuano ad essere elevati, superiori a media principali operatori UE

Nel 2016 gli operatori di Tlc hanno investito 6,5 miliardi di euro, valore analogo a quello del 2015 e

superiore a quello degli anni precedenti. L’incidenza sui ricavi è stata pari al 20%. Questo dato è in linea con

quello del mercato francese e superiore a quello dei principali operatori in UK, Germania, Spagna e USA

(dove le percentuali vanno dal 13% al 22% con una media del 15%).

Banda larga fissa > 30 Mbps: raggiunto circa il 70% delle abitazioni, ma utilizzo ancora basso

A fine giugno 2017 circa il 70% delle abitazioni famigliari risulta raggiunto dalla banda larga con velocità

superiore a 30 Mbps (era del 60% circa a dicembre 2016), valore che riduce il gap con la media europea

(76% a luglio 2016 secondo i dati della Commissione Europea). In ogni caso, uno dei target del Governo

italiano, quello di coprire il 75% della popolazione con reti >30 Mbps entro il 2018, è in via di

raggiungimento.

Per quanto riguarda l’utilizzo, se pur in aumento, il divario da colmare con i benchmark europei è tuttavia

ancora elevato. A fronte di una media Ue di sottoscrizioni per le reti a banda ultra larga >30 Mbps pari al

42% del totale linee broadband e di quelle >10 Mbps pari all’82% (valori riportati dalla Commissione

Europea che si riferiscono a luglio 2016), l’Italia presentava, a marzo 2017, valori inferiori e precisamente

pari, rispettivamente, al 17,4% e al 55,6%(dati Osservatorio Agcom). D’altro canto esiste un gap temporale

fisiologico tra il momento in cui l’infrastruttura è pronta e avviene l’intero processo di sottoscrizione e

migrazione di linee a maggior velocità da parte degli utenti. Continua a rimanere importante dunque la

promozione della digitalizzazione di cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni da parte del Governo

italiano.

Banda ultra larga mobile: livello di copertura tra i più elevati in UE

Secondo i dati di GSMA alla fine del secondo trimestre 2017, il 97% della popolazione italiana risulta

coperta dall’

LTE (4G), a fronte del 93% della Germania, 95% della Francia, 98% della Spagna, 99% del Regno

Unito. Tecnologia adottata in Italia da un terzo delle connessioni mobili totali. Tuttavia il peso delle

connessioni 4G sul totale delle connessioni mobili in Italia rimane ancora tra i valori più bassi tra i Paesi UE

5 insieme alla Germania. Inoltre sono stati fatti i primi lanci sulla rete 4,5G e sono partite le sperimentazioni

per il 5G. Anche dalle rilevazioni della Commissione Europea, in termini di penetrazione della Mobile

broadband (considerando le sim attive basate su tecnologie superiori al 3G) l’Italia mostra risultati

significativi: l’85,4 % della popolazione contro l’83,9% della media Ue. Inoltre l’Italia si posiziona tra i Paesi

con una maggiore penetrazione della sola banda larga mobile che riguarda il 22% delle abitazioni nel 2016,

a fronte di una media Ue del 9,1%.

Il traffico e i prezzi: aumenta il primo, calano i secondi

Traffico - Continua anche nel 2016 il calo dei volumi di chiamate da rete fissa (-10%) sostituite con quelle su

rete mobile che pesano ormai per il 77%.

Anche i volumi di Sms continuano a crollare (-26%), sostituiti dalle applicazioni di Instant messaging

(WhatsApp, Messenger, ecc). Dal 2012, anno dove è stato raggiunto il maggior valore, il numero di Sms

inviati è diminuito del 74%.

Continua la forte crescita sia del traffico dati da fisso (+40% secondo il Rapporto Agcom) che da mobile

(+46% secondo i dati diretti degli operatori). Quest’ultimo nel 2016 ha superato largamente quota 1000

Petabyte. Dal 2010 ad oggi il traffico dati mobile è cresciuto di oltre il 750%.

Prezzi - L’andamento generale dei ricavi nelle reti di Telecomunicazioni è fortemente influenzato dalla

dinamica dei prezzi dei servizi, che negli ultimi anni è stata in continua riduzione, in controtendenza

all’indice generale dei prezzi. Secondo l’Osservatorio Agcom nel periodo 2012-2016 i prezzi dei servizi di

telecomunicazione sono scesi di oltre 14 punti percentuali e si confermano, a marzo 2017, gli unici tra le

diverse utilities considerate, quali Acqua, Gas, Rifiuti, Treno, Luce, Trasporti urbani, inferiori a quelli

praticati nel 2010. Nel solo 2016 (rispetto al 2015) la riduzione dell’indice dei prezzi delle telecomunicazioni

è stato del 5,6%. Anche il confronto con gli altri paesi dell’Unione Europea evidenzia che in Italia, nel

periodo marzo 2001 – marzo 2017, si è verificata una diminuzione dei prezzi nelle telecomunicazioni pari a -

42,9 punti percentuali, significativamente più marcata della media UE che si è attestata a -19,3 punti

percentuali.

Contact Center in Outsourcing

Il mercato dei Contact Center in outsourcing nel 2016 cresce di pochi punti percentuali (in una forbice tra

+2 e 4%) aggirandosi nell’intorno dei 2 miliardi di euro. Si tratta di un mercato sempre più concentrato: le

prime 10 aziende per fatturato coprono, infatti, nel 2016 il 56% dei ricavi (contro il 50% dell’anno

precedente). Nonostante negli ultimi due anni si sia assistito ad una leggera crescita dei ricavi per il settore

dei Contact Center in outsourcing, i costi continuano a crescere più velocemente. Cresce quindi anche

l’incidenza dei costi totali sui ricavi, assestandosi a valori intorno al 95%, confermando la bassa marginalità

di tutto il settore che nel 2016 è scesa al 4,6% dei ricavi.

L’età media continua a crescere: la componente over 40 è passata dal 17% al 36% in 6 anni, mentre i profili

under 30 si sono più che dimezzati (dal 30% al 12%). Il tasso di turnover all’interno dei Contact Center in

outsourcing, sostanzialmente stabile negli ultimi anni se si escludono i fenomeni di crisi aziendali, è pari a

circa il 3% (nel 2010 era il 9,5%). Un totale di circa 22.800 addetti operano in outsourcing per gli operatori

Tlc.

Occupazione: tiene, ma aumentano costi ed età anagrafica

Andamento – Il numero di addetti della filiera delle Tlc in Italia (dipendenti e somministrati) nel 2016 sfiora

i 122.000 addetti, diminuendo di circa l’1% rispetto all’anno precedente. Ciò dovuto principalmente a due

fattori: da una parte il calo dell’1% per fenomeni di consolidamento e ristrutturazione nel numero di

addetti degli operatori di Tlc (che rappresentano più del 55% del totale occupati della filiera), dall’altra la

riduzione del 3% di dipendenti e somministrati dei Contact Center, per via di alcune situazioni di crisi

aziendali, al netto delle quali il dato sarebbe in leggero aumento.

Età anagrafica e costo del lavoro - Il costo del personale per FTE (dipendenti e somministrati) è in leggero

aumento dal 2012 ad oggi; nel 2016 il valore è di 53.200 euro annui (+0,6% rispetto all’anno precedente).

Questo è legato anche all’anzianità crescente della filiera. Il 69% degli addetti ha, infatti, oltre 40 anni

(contro il 49% del 2010). Di contro si riduce la quota degli under 30: da 13% a 5% in 6 anni. Inoltre il 68%

della popolazione aziendale ha oltre 10 anni di anzianità.

Telecomunicazioni - Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni in italia Telecomunicazioni > Contact Center