


A seguito delle indiscrezioni di stampa sulla volontà di Tim di togliere gli appalti delle attività di pulizie e manutenzione, del facility magement e della gestione del CED, alla società Manutencoop le Segreterie nazionali hanno incontrato i responsabili Tim degli Acquisti, del Legale e delle Relazioni Industriali.
L’azienda ha confermato alle OO.SS. la revoca dell’appalto a partire dal 19 di marzo ad eccezione del CED ( da giugno) confermando la volontà di applicare all’intero perimetro, attualmente impegnato sulle commesse, la clausola di continuità occupazionale. All’obiezione di parte sindacale circa la necessità inderogabile di allargare questo perimetro ai circa 75 lavoratori ex Tim che lavorano sempre per il gruppo Manutencoop, ma sono attualmente in cassa integrazione a zero ore a seguito alla decisione di Tim di togliere circa un anno fa un primo lotto di appalti, i responsabili aziendali hanno espresso una posizione di chiusura adducendo come spiegazione il fatto che oggi quei lavoratori non sono coinvolti direttamente su attività Tim. Questa posizione è inaccettabile!
Questi lavoratori, oggetto di una cessione di ramo d’azienda nel 2007, erano fino all’anno scorso direttamente occupati su commessa Tim. Nonostante un preciso impegno di Tim, assunto in sede ministeriale, a favorire il reimpiego di queste persone presso i nuovi fornitori praticamente nessuno di loro ha ricevuto offerte serie di reimpiego. Oggi, a pochi mesi dalla scadenza dell’ammortizzatore sociale che sta garantendo a questi lavoratori un minimo di protezione, questa posizione di Tim è semplicemente inammissibile. Molte di queste persone hanno già vinto dei gradi di giudizio nei quali la magistratura ha riconosciuto come illegittima la cessione di ramo con la quale Tim li cedette ad una società del gruppo Manutencoop. Con questa impostazione la dirigenza di Tim non fa che avvalorare la tesi per cui quella stagione di cessioni di ramo altro non fu che un processo di espulsione dal mondo del lavoro diluito nel tempo.
Come OO.SS. chiediamo come prima cosa che Tim trovi subito una soluzione definitiva al dramma di tutte queste 75 donne e uomini che si ritrovano, da anni ormai, in una condizione lavorativa ed esistenziale pessima per scelte altrui che, nel tempo, si sono dimostrate fallimentari sul piano industriale e molto spesso illegittime su quello giuridico.
E’ ormai improcrastinabile aprire in tempi brevissimi un confronto politico con i massimi vertici aziendali di Tim su tutto il perimetro delle "esternalizzate": Targa Fleet Management, Telepost, Accenture HR, HP, Ceva Logistic. Tutte realtà dove, nel tempo, Tim ha attuato programmi di vere e proprie reinternalizzazioni di attività precedentemente cedute o di nuove e stringenti politiche di appalto lasciando quei lavoratori in condizioni di grande difficoltà quando non di vero e proprio dramma. E’ ormai tempo di trovare una soluzione politica a quella sciagurata stagione. Oltretutto la nuova riforma degli ammortizzatori sociali sta decretando per molte di queste realtà l’arrivo al punto di non ritorno avvicinando per molti lavoratori il rischio del licenziamento.
Roma, 26 Febbraio 2016
Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL
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