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25 Luglio 2014 Telecom Italia - Nota interna su situazione societaria

Riportiamo di seguito la sintesi di alcuni articoli di giornale di questi ultime settimane utili per avere un quadro aggiornato della situazione in Telecom Italia.

TELEFONICA

L’Antitrust brasiliano è inamovibile: o gli spagnoli mollano il controllo di Telecom Italia (che a sua volta controlla Tim Brasil, secondo operatore), o rinunciano a Vivo (primo operatore). Alierta non se lo è fatto ripetere: giù da Telecom, sperando che il 10%, da primo azionista, non sia considerata una quota comunque troppo alta.

Una cosa è certa. Telefonica non ha nessuna intenzione di compromettere la propria leadership in Brasile, mercato che contribuisce a un quarto dei suoi ricavi. L'emissione del bond convertendo (vale a dire che deve essere obbligatoriamente convertito) in azioni Telecom è un chiaro segnale in questa direzione, perché lo strumento è "funzionale" a vendere a termine quel pacchetto in eccesso di circa il 5% e tornare intorno al 10% nel capitale della compagnia italiana. In sostanza, funzionale a ripristinare la situazione di un anno fa, precedente cioè agli accordi Telco del 24 settembre che sono stati censurati dall'Antitrust brasiliano.

Lo scorso autunno il gruppo presieduto da Cesar Alierta si era sostanzialmente prenotato il ruolo di azionista di riferimento di Telecom Italia, con l'opzione per rilevare tutto il 22,5% in pancia a Telco. Ma il Cade aveva bocciato quell'intesa partendo dalla base: neanche a parlarne dell'opzione, già il fatto di essere salita indirettamente (cioè sempre tramite Telco) quasi al 15% di Telecom, pur con un pacchetto aggiuntivo sterilizzato momentaneamente nei diritti di voto, era stato considerato una violazione degli accordi presi a suo tempo con le autorità Brasiliane.

Il ricorso di Telefonica contro la delibera che disponeva di cedere le azioni Telco senza diritto di voto rilevate a settembre dai soci italiani della holding (Generali, Mediobanca e Intesa) è stato respinto.

In parallelo restava in piedi l'aut-aut dell'Antitrust brasiliano a Telefonica: di uscire cioè da Telco-Telecom o rivendersi il 50% di Vivo acquistato da Portugal Telecom tre anni fa. Tempo residuo per adeguarsi: ancora un anno.

Così, Telefonica prima ha rivenduto – questa volta almeno guadagnandoci – il convertendo emesso da Telecom lo scorso autunno, che era stato sottoscritto dal gruppo iberico per non diluire la propria quota in Telecom in seguito alla conversione obbligatoria del bond. Cosa che di fatto "aggravava" in Brasile la posizione di Telefonica, "accusata" di tenere il piede in due scarpe, con il controllo totalitario del primo operatore mobile Vivo

e il controllo relativo del secondo operatore mobile, Tim Brasil, tramite Telco e, in prospettiva, subentrando a Telco nel ruolo di azionista di riferimento grazie all'opzione concordata a settembre.

Telecom: Telefonica scende all’8%, dopo il collocamento del bond convertibile in azioni Telecom per 750 milioni, con scadenza luglio 2017.

Telefonica dopo la scissione Telco e la consegna delle azioni sottostanti il bond avrà una partecipazione fra l’8,3% e il 9,4% del capitale.

Con questa operazione, Telefonica riduce la sua partecipazione indiretta in Telecom a livelli inferiori a quelli precedenti la ricapitalizzazione di Telco settembre 2013, ma rimane primo singolo azionista .

Questa operazione probabilmente faciliterà il processo di scissione di Telco.

La scissione di Telco, il veicolo a cui fa capo il 22,3% di Telecom Italia, potrà partire solo dopo l'integrale rimborso da parte dei soci dei 2,5 miliardi di debiti. L'azzeramento delle passività e la trasformazione delle stesse in un finanziamento soci rappresenta, al momento, la priorità.

Il progetto di scissione, porterà al controllo del gruppo telefonico quattro società ben distinte controllate da Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Telefonica, ognuna con il proprio statuto e con un board che sarà formato da 3 a 5 membri.

Non è ancora detto però che ora la strada sia spianata. La scissione di Telco resta sempre subordinata all'ok delle autorità sudamericane, se si perfezionerà la cessione della partecipazione in Telecom Argentina (il termine del contratto con Fintech è il 12 agosto) essenzialmente di quelle brasiliane e cioè Cade (Antitrust) e Anatel (Authority delle tlc).

La scissione di Telco, il veicolo a cui fa capo il 22,3% di Telecom Italia, potrà partire solo dopo l'integrale rimborso da parte dei soci dei 2,5 miliardi di debiti. L'azzeramento delle passività e la trasformazione delle stesse in un finanziamento soci rappresenta, al momento, la priorità.

È evidente, infine, che se si è arrivati a questo è anche perchè la cessione di Tim Brasil, che avrebbe risolto il problema degli spagnoli alla radice, è finita nelle secche.

IL PRESTITO DA 660 MILIONI

Punto di partenza per capire come si trasformerà l'attuale Telco è la struttura dell'indebitamento. Il progetto di scissione fotografa infatti gli effetti pro forma dell'operazione ai nastri di partenza. Attualmente, infatti, Telco ha in essere un prestito obbligazionario di 1,750 miliardi e un finanziamento erogato da Mediobanca e Intesa Sanpaolo di 660 milioni. Prima di assegnare la quota parte di attivo e di passivo alle quattro società che saranno costituite (Telco Te, Telco Ag, Telco Is e Telco Mb), entrambe le linee (prestito obbligazionario e finanziamento) dovranno essere azzerate.

Nel concreto, però, l'esborso per i quattro azionisti sarà limitato al solo finanziamento erogato da Intesa e Mediobanca. Il bond da 1,750 miliardi era stato sottoscritto, infatti,

dagli stessi soci che dunque saranno rimborsati. L'impegno immediato, dunque, sarà la linea di 660 milioni che per Telefonica si tradurrà in 435 milioni da versare nelle casse della vecchia Telco, per Generali in 127 milioni, mentre per le due banche in 48 milioni a testa (ma le stesse rappresentano anche i finanziatori).

La nuova situazione patrimoniale di Telco, dunque, al termine di questo passaggio vedrà la società con un attivo di 2,7 miliardi rappresentato dalla partecipazione in Telecom Italia e un passivo rappresentato solo da un finanziamento soci. Numeri che cambieranno dopo il perfezionamento della scissione. Telco, infatti, secondo quanto emerge dal progetto, resterà comunque in vita con un attivo che sarà pari post scissione a 3,1 milioni (disponibilità liquide), mentre il passivo vedrà debiti verso fornitori per 643 mila euro e un capitale sociale di 2,2 milioni.

AGENDA DIGITALE

Contratti di sviluppo, il governo mette sul piatto 157 milioni per le Tlc.

L'INIZIATIVA

Contratti di sviluppo: 93 milioni destinati al progetto di Telecom Italia per la realizzazione di una rete in fibra nel Sud Italia. Per Vodafone 64 milioni che serviranno a potenziare la rete in Puglia e Calabria.

Molto Ict nei 24 contratti di sviluppo firmati oggi a Palazzo Chigi, destinati per l'80% al Sud, e con i quali si mettono in campo 1,4 miliardi totali (700 pubblici dai fondi europei) che daranno lavoro a 25mila persone.

Tra i 24 figura il progetto di Telecom Italia per la realizzazione di una rete in fibra ottica in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia (93 milioni totali) e uno con Vodafone (circa 64 milioni) per il potenziamento della rete in Puglia e Calabria nonchè quello Stm (semiconduttori) per il potenziamento dell'impianto di Catania.

TELECOM ITALIA, QUOTA MERCATO BANDA LARGA 2013 SOTTO 50% - AGCOM

ROMA, 15 luglio (Reuters) - Nel 2013, per la prima volta da quando opera in questo settore, l'ex monopolista delle telecomunicazioni Telecom Italia ha registrato una quota di mercato nei servizi a banda larga inferiore al 50%.

BANDA LARGA, C’È IL PROGETTO PER LA RETE PUBBLICA. MA L’EREDITÀ TELECOM FRENA RENZI

A Palazzo Chigi circola un piano per la costruzione ex novo di un’infrastruttura di nuova generazione di proprietà dello Stato. A cui avrebbero accesso a parità di condizioni tutti gli operatori delle tlc. Mentre nel capitale potrebbero entrare fondi italiani e stranieri e la Cassa depositi e prestiti. C'è però un nodo politico difficile da superare: la rete Telecom è la principale garanzia del debito della società nei confronti delle banche. Un "concorrente" pubblico sarebbe quindi sgradito

Il piano in questione si chiama "Rinascimento 2.0, Progetto iFon" e punta alla creazione di una società delle reti con almeno il 30% del capitale in mano allo Stato. Investitori finanziari che già oggi sono disponibili a mettere soldi nel progetto di una rete destinata a diventare un monopolio naturale pubblico paragonabile a quello di Terna e capace, a regime, di produrre più di 3 miliardi di incassi l’anno. Nella partita potrebbero giocare un ruolo chiave anche la Cassa depositi e prestiti

o i fondi pensione integrativi che, come

nelle idee della Cisl Reti, potranno contribuire finanziariamente al progetto. A patto però che il governo societario sia trasparente. E’ esclusa invece la partecipazione nel capitale della società delle reti di gruppi delle telecomunicazioni, perché la presenza nell’azionariato solo di alcuni operatori finirebbe, gioco forza, con il falsare le regole della libera concorrenza. Riducendo il beneficio economico in termini di minori prezzi dei servizi di connessione per cittadini e imprese.

Quanto ai numeri, il Progetto iFon dimostra con un piano finanziario pluriennale che la costruzione ex novo di una rete pubblica in fibra è possibile. Nell’ipotesi più conservativa del piano, quella di un fatturato pari a zero nel primo anno di attività (senza quindi valutare l’apporto eventuale delle multiutility), l’azienda dovrà investire al massimo 19 miliardi su vent’anni anni, un arco temporale breve per il mondo delle infrastrutture, nel quale l’orizzonte va di solito tra i 20 e i 40 anni. Gli investimenti, sempre in base alle stime del progetto, porteranno subito un vantaggio all’economia con l’assunzione di 4-6mila dipendenti e l’avvio dei cantieri per gli scavi necessari a posare la fibra.

L’ipotesi è che la nuova società delle reti avrà un margine positivo già dal quinto anno e ripagherà gli investimenti a partire dal tredicesimo esercizio producendo quasi tre miliardi di fatturato. Tutto questa sulla base di un prezzo di 12 euro al mese per abitazione, contro i 9 del doppino di rame di Telecom, che fa un totale di 2,6 miliardi l’anno.

COMVERSE SI AGGIUDICA IL BILLING DI TELECOM ITALIA

Consolidata la partnership già esistente: l'azienda si occuperà di tutte le funzioni di charching per gli abbonati corporate e del rating e billing per i clienti fissi e mobili.

Comverse, il fornitore di software per telecomunicazioni e fatturazione, ha annunciato di aver completato la migrazione dei clienti di linea fissa di Telecom Italia, come estensione di una relazione già esistente col gruppo italiano.

LA NUOVA TV? NON C'È FUTURO SENZA LE TELECOMUNICAZIONI

Gli operatori tornano a concentrarsi sul business della connettività, il vero "motore" della nuova Tv.

Lte e wi-fi le tecnologie che spingeranno ulteriormente lo streaming video in chiave multiscreen.

PAY TV, TELEFONICA ENTRA IN PREMIUM. MEDIASET PUNTA AL MERCATO INTERNAZIONALE

Weekend intenso per Mediaset: Telefonica ha comprato la sua quota nella pay tv spagnola Digital+ ed è entrata nell’italiana Premium. L’operazione ha portato 465 mln nelle casse del gruppo Berlusconi che ora punta al mercato internazionale.

L'INGRESSO DI PARTNER INTERNAZIONALI

L'operatore tlc guidato da Cesar Alierta fa così il suo grande ingresso anche sul mercato televisivo, suggellando la sua partecipazione in Premium, la pay tv di Mediaset, da tempo in forte difficoltà e alla quale sono interessanti altri grossi broadcaster come Al Jazeera e la francese Canala Plus ma, come sostiene il vicepresidente di Mediaset al Corsera, "stiamo parlando con altri partner che ci possono permettere l'accesso al mercato di lingua inglese".

Mediaset Premium apre, quindi, all'ingresso di soci internazionali e chiude il primo accordo con Telefonica, che acquisirà l'11,11% delle attività di Premium con un investimento di 100 milioni di euro.

La chiusura dell'accordo arriva a pochi giorni dalla cessione al gruppo spagnolo, venerdì scorso, del 22% di Digital+ per 365 milioni di euro.

L'investimento di Telefonica in Premium, spiega Mediaset, "riflette un equity value di 900 milioni della società di nuova costituzione nella quale le attività pay di Mediaset verranno conferite".

Questa partnership, osserva ancora il gruppo, "segna un'importante alleanza tra Mediaset e Telefonica per prossime collaborazioni nelle rispettive attività pay in termini di tecnologia, know how e contenuti. L'ingresso in Premium di un partner di rilievo come Telefonica - continua l'azienda - avvia il processo di apertura della pay tv italiana a ulteriori partner internazionali in una logica di sviluppo delle attività di produzione e distribuzione di contenuti su tutte le piattaforme a pagamento".

UNA NEWCO PER I CONTENUTI

Accantonato, quindi, il progetto della NewCo delle pay tv tra Italia e Spagna, annunciato lo scorso 18 dicembre, per un piano di ampio respiro a carattere internazionale che punti sui contenuti.

Con l'ingresso di Telefonica, Mediaset è pronta per 'staccarsi' da Mediaset e diventare al massimo entro la fine dell'anno una società autonoma e indipendente, aperta all'ingresso di altri operatori internazionali. In pole position si conferma la tv del Qatar, Al Jazeera, che da tempo ha il dossier alla sua attenzione.

Ma se il network arabo insieme ai francesi di Vivendi è l'operatore internazionale con cui da tempo il confronto è aperto, fonti vicine al dossier non escludono che, incassata l'alleanza con un grande operatore di tlc europeo come Telefonica, la nuova società possa far gola anche ad altri investitori.

Del resto la quota contenuta con cui la società spagnola è entrata nella pay tv di Cologno conferma l'obiettivo di Mediaset di aprire la piattaforma a più operatori.

Sembra ovvio che con l'accordo per la cessione del 22% di Digital+, con i contenuti sportivi del digitale terrestre assicurati, chiarita la fisionomia dell'altro partner della newco, Telefonica appunto, ora sia Al Jazeera che Vivendi che eventuali nuovi interlocutori hanno tutti gli elementi per decidere se concretizzare o meno l'interesse manifestato. L'impressione è che una decisione sull'accordo arriverà a breve, nel giro di qualche settimana, come riferiscono fonti vicine al dossier.

La Segretaria Regionale FISTel CISL Veneto

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