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26 Agosto 2020 Telecomunicazioni - Futuro della rete

Illustre Presidente,
in questi giorni si sta molto discutendo sul futuro della Rete di Telecomunicazioni di nuova
generazione e sul ruolo che lo Stato debba avere nel favorirne la costruzione e contribuire a deciderne
gli sviluppi.
Ciò che è avvenuto in questi ultimi mesi ha dimostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, come il
Paese in questi anni abbia accumulato ritardi strutturali nelle infrastrutture indispensabili ai processi di
digitalizzazione che, di fatto, rischiano di diventare difficilmente colmabili rispetto al resto d’Europa
candidando intere zone del Paese, spesso quelle con maggiori difficoltà occupazionali e di coesione
sociale, ad una ulteriore marginalizzazione.
Del resto è sufficiente leggere l’ultimo Digital Economy and Society Index della Comunità Europea
che colloca complessivamente l’Italia al terzultimo fra i 28 stati membri, con alcuni capitoli dove il
ritardo diventa ancora più evidente e preoccupante come, fra tutti, quello relativo al “Capitale umano”
che ci restituisce livelli di competenze digitali di base ed avanzate particolarmente arretrati.
Registriamo con favore come ormai tutti gli stakeholder di questo processo abbiano ormai maturato
la convinzione di come la duplicazione della rete di nuova generazione sia una follia che occorre
superare quanto prima. Ma l’acquisizione di questa convinzione non è di per sé stessa la soluzione al
problema.
In questo ragionamento finisce fatalmente per inserirsi il tema, altrettanto urgente a nostro parere,
di quale futuro e quale ruolo si voglia attribuire all’ex monopolista TIM.
Parliamo di un Gruppo che, in seguito alla privatizzazione avvenuta nel lontano 1997 impostata su
logiche finanziarie e senza una prospettiva industriale di lungo termine, ha determinato il declino di un
patrimonio di questo Paese che si è inevitabilmente riflesso nei ritardi che, negli stessi anni, l’Italia accumulava rispetto ai maggiori paesi della UE nel processo di modernizzazione e digitalizzazione della
Rete.
Cosa si può fare oggi per recuperare un ruolo centrale di quella che era considerata un’azienda
tecnologica di riferimento nel panorama europeo e mondiale? Noi siamo fermamente convinti che
ancora non sia tutto perso a patto che si esca da ideologismi forse belli a leggersi ma di dubbia utilità
per i bisogni reali del Paese. Una società della Rete “pubblica” specializzata nel solo whoolesale
(vendita a terzi della connettività) finirebbe per trasformarsi in una grande società di manutenzione
che difficilmente potrebbe svolgere quel ruolo di continua innovazione di un settore dove non è
sufficiente “stendere un cavo”. Occorre un soggetto forte, capace di sostenere ingenti e costanti
investimenti nello sviluppo della rete non solo come cavo di connessione ma come sistema intelligente
ed evoluto. Questo compito lo può assolvere TIM, certamente una TIM con un diverso assetto
societario rispetto ad oggi, che dia vita a una nuova impresa che inglobi le reti esistenti a partire dalla
convergenza di quella di TIM e Open Fiber che pure ha avuto in questi anni un ruolo importante ma
che difficilmente può candidarsi a fare da incubatore ad un soggetto industriale importante che vada
oltre la sola vendita di connettività ad altri soggetti. La nuova impresa della rete dovrà assieme
permettere l'integrità del perimetro di TIM attraverso il possesso della maggioranza delle azioni, ma
anche esser aperta da subito a tutti gli investitori interessati ai quali vanno garantiti poteri speciali tali
da impedire un predominio di TIM. Alle Authority di controllo, AGCOM ed AGCM, il compito di
garantire piena parità di accesso alla rete ed un regime di vera concorrenza. Questa soluzione non
riporterebbe indietro le lancette della storia ma permetterebbe di non gettare alle ortiche un
patrimonio che, occorre sempre ricordarlo, è pur sempre stato costruito negli con soldi ed intelligenze
pubbliche.
Cdp, oggi azionista sia di Open Fiber che di TIM, dovrà utilizzare questa fase per accrescere la sua
presenza in TIM traguardando nel tempo la creazione di una società pubblica, stabilizzata dalla stessa
Cdp, che manterrebbe al nostro Paese una presenza industriale nelle TLC cosi come è già avvenuto in
Francia e Germania.
Altre soluzioni non garantirebbero la costituzione di un soggetto capace di guidare i processi di
digitalizzazione e di competere magari anche oltre i confini nazionali ma, soprattutto, impensieriscono
molto sul piano della tenuta occupazionale. Le scissioni di cui si sente parlare in questi giorni, con la
rete TIM che confluirebbe nella nuova società pubblica, ed il resto dell’azienda che diventerebbe così
una società di servizi, aprirebbe la strada allo “spezzatino” di TIM ed al rischio consistente di migliaia di
esuberi, il tutto senza creare davvero una nuova realtà che vada oltre la sola rivendita all’ingrosso di connettività. Altro che resistere ai colossi cinesi ed americani! Ci preme evidenziare che a causa della
privatizzazione fatta nei confronti dell’ex monopolista, per decenni l’azienda ha dovuto gestire perenni
piani industriali che ripiegavano in tagli al costo del lavoro - i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali
hanno dovuto gestire continue ristrutturazioni con continui tagli dell’organico! Ci preme inoltre farle
presente che ad oggi, tra lavoratori diretti ed indiretti ruota attorno al mondo TIM un numero di circa
100 mila risorse. Capirà la nostra preoccupazione rispetto a scelte che potrebbero risultare pericolose
per la tenuta del perimetro aziendale e per il suo indotto.
Questo scenario sarebbe una iattura per tutto il comparto, ad iniziare dal complesso quanto delicato
mondo degli appalti telefonici, che occupa svariate migliaia di lavoratori e vive di complessi equilibri.
Per tutti questi motivi noi reputiamo indispensabile che i ragionamenti che si stanno svolgendo in
queste ore vedano un confronto anche con i rappresentanti delle lavoratrici ed i lavoratori non solo di
TIM ma dell’intero settore. Le scelte che state compiendo in queste ore avranno dei risvolti sul
progresso del Paese ma anche sulla tenuta occupazionale di un comparto strategico che, soprattutto
in una fase economica quale quella che stiamo attraversando, potrebbe invece candidarsi ad essere
volano di sviluppo ed occupazione.
Siamo quindi certi che Ella vorrà favorire in tempi rapidissimi un tavolo di confronto con le scriventi
organizzazioni sindacali.
Distinti saluti.
I Segretari Generali
SLC – CGIL FISTEL – CISL UILCOM UIL
Fabrizio Solari Vito Vitale Salvatore Ugliarolo

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