


Il 3 Febbraio 2017 c.a. il CDA di TIM ha approvato il piano industriale per il triennio 2017 – 2019 e, nella giornata del 10 Marzo c.a., lo stesso è stato presentato alle OO.SS. presso la Direzione Generale.
Il Piano per il prossimo triennio prevede la trasformazione della TIM, dalla tradizionale TELCO, in una Società integrata (Fisso, Mobile e ICT), con l’obiettivo di puntare alla qualità del servizio, sviluppare le infrastrutture in fibra e utilizzarne le potenzialità al fine di aumentare i ricavi e l’Ebitda con convergenza, servizi ICT, innovazione e attenzione al cliente.
TIM nel corso del 2016 ha investito circa 3,7 mld di euro in sviluppo delle reti, innovazione e manutenzione delle infrastrutture.
Il piano triennale 2017 – 2019 di TIM prevede investimenti per 11 mld di euro, di cui 5 mld sono destinati all’implementazione della fibra ultra broadband verso tutte le aree del Paese; entro la fine del 2019, si pone l’obiettivo di assicurare la copertura con reti mobili di nuova generazione LTE (4G) del 99% della popolazione e del 95% della popolazione con Reti Ultraveloci in fibra ottica, di cui 50 città con la disponibilità di 1 Gbit.
Dopo i ritardi accumulati dal Paese sull’innovazione delle Reti e sui servizi , l’accelerazione che TIM ha impresso al proprio piano di sviluppo, con un investimento in infrastrutture superiore alle aspettative, viene giudicato molto positivo dalla FISTel – Cisl, in quanto rappresenta un sostanziale contributo, da parte di una azienda privata, agli obiettivi previsti dall’agenda digitale 2020.
Il giudizio resta molto positivo anche sullo sviluppo dei servizi che TIM punta ad innovare con le adeguate e innovative infrastrutture di Rete.
La convergenza e i contenuti , le co-produzioni, i servizi esclusivi nazionali e internazionali, la qualità e l’attenzione al cliente saranno i driver per aumentare e trasformare i ricavi sia del segmento mobile domestico (LTE) - potendo contare entro il 2019 sulla copertura quasi totale del Paese con velocità tra i 75Mbps e 500 Mbps - e sia di quello di rete fissa per il quale, entro il 2018, saranno disponibili dispositivi evoluti e servizi innovativi per la casa.
Tra gli obiettivi aziendali resta la sostenibilità dell’indebitamento con la riduzione del rapporto debito finanziario ed Ebitda portandolo ad un rapporto fisiologico al di sotto del 2,75% nel 2018.
TIM prevede inoltre, di efficientare, nel triennio 2017 – 2019, i costi Capex e Opex per un valore di 1,9 mld di euro attraverso l’aumento del cash flow, ottimizzazione dei costi, riorganizzazione e trasformazione dei processi.
Attenzione e sviluppo delle controllate sempre con grande attenzione ai costi (TIM Brasile, Sparkle, Olivetti, Inwitt) valorizzandone le sinergie.
L’AD di TIM durante l’illustrazione del Piano Industriale ha escluso la riduzione di personale garantendo il perimetro occupazionale del Gruppo.
Le garanzie occupazionali insieme allo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi sono considerate dalla FISTel – Cisl obiettivi di grande interesse sindacale, per assicurare ai lavoratori la continuità in un mercato ad altissima trasformazione tecnologica e forte competizione sui prezzi.
Ferma restando la nostra valutazione positiva sul Piano Industriale, riteniamo che sia necessario seguire i processi con estrema attenzione in quanto le dinamiche del mercato e della concorrenza sono molto insidiose.
L’ingresso del 4° operatore mobile in Italia (Francese Iliad), a seguito della fusione di Wind e Tre Italia, può determinare un ulteriore contrazione dei ricavi che negli ultimi anni hanno caratterizzato negativamente il Business di settore Mobile con perdite del 37% dei ricavi. (Dati ASSTEL)
Sul versante Call Center in house con gli accordi sottoscritti da FISTel – Cisl – Uilcom – Uil e UGL Telecomunicazioni nel ottobre 2015 è stata evitata la societarizzazione del Caring e la possibile esternalizzazione delle attività e dei lavoratori.
L’accordo ha previsto l’utilizzo di ammortizzatori sociali come la solidarietà.
Garantiti i lavoratori del Caring di TIM con la definitiva archiviazione dell’ipotesi di societarizzazione, abbiamo ottenuto dall’Azienda anche alcuni affidamenti per garantire i lavoratori dell’indotto dei Call Center in outsourcing di TIM. L’azienda si è impegnata al rispetto della clausola sociale nei cambi di appalto (a titolo esemplificativo soluzione crisi Datacontact di Matera) garantendo la continuità dei volumi e dell’occupazione di oltre 300 lavoratori ed a valutare il rientro delle attività esternalizzate.
Possiamo affermare che TIM, ad oggi, ad invarianza di volumi delle attività di Call Center ha rispettato le regole e le leggi evitando sull’indotto ricadute occupazionali.
E’ ovvio che a fronte delle fisiologiche contrazioni delle chiamate, anche a causa dei nuovi canali di contatto, potremmo avere per il futuro dei cambiamenti organizzativi nella ripartizione delle attività tra in house e outsourcing a salvaguardia del perimetro interno.
Importante e determinante è il ruolo dell’AGCOM nelle dinamiche competitive e di mercato delle Telecomunicazioni Italiane, anche per l’occupazione interna a TIM e per l’indotto.
La delibera 122/16/CONS AGCOM del 18 maggio 2016 necessaria per valutare le proposte presentate da TIM - in base a quanto richiesto dalla stessa AGCOM con delibera 623/15/CONS in merito all’equivalence (articolo 64) e per la disaggregazione ed esternalizzazione (articolo 22) delle attività di provvisioning ed assurance sui servizi Unbundling del Local Loop (ULL) e Sub Loop Unbundling (SLU) e le conseguenti decisioni - può portare delle ricadute negative sull’occupazione di TIM (Open Access) in quanto parte delle attività del sistema unico potrebbero essere gestite autonomamente dagli OLO.
Ricadute negative per la qualità delle scelte dell’AGCOM possono investire anche il mondo degli appalti di Rete, dove, senza l’intermediazione di TIM, ci sarebbe una continua riduzione del costo del lavoro (modello call center) che metterebbe in crisi le "maggiori imprese di Rete" e determinerebbe la proliferazione selvaggia del sub appalto con scarsa qualità del servizio e scarsa sicurezza delle comunicazioni. (Si allega documento sindacale in merito all’audizione in AGCOM del 2 Novembre 2016.)
TIM nella storia decennale ha organizzato il mondo delle attività di Rete con una ripartizione tra (MOS) mano d’opera sociale e (MOI) mano d’opera d’impresa in un rapporto del 52/53% a favore della (MOS) e del 47/48% a favore della (MOI).
Le decisioni dell’AGCOM sulla disaggregazione/esternalizzazione delle attività OLO, eventualmente sfavorevoli a TIM, potrebbero determinare uno squilibrio di mano d’opera con una riduzione della (MOI) al fine di saturare la forza lavoro interna con processi di internalizzazione. L’eventuale crescita dei ricavi e del Business di TIM supportato dal Piano potrebbe sopperire, attraverso riconversioni professionali, eventuali variazioni del perimetro delle attività
Le eventuali ricadute occupazionali in seguito alle determinazioni dell’AGCOM potranno essere valutate solo quando tutti saranno in grado di leggere le delibere; le OO.SS. hanno, comunque, espresso ai dirigenti dell’AGCOM, in occasione della loro audizione, tutte le loro preoccupazioni a fronte di decisioni sbilanciate.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un grande dibattito politico sullo sviluppo delle infrastrutture di Rete restando di fatto più indietro degli altri Paesi europei; siamo passati dagli impegni del Governo Prodi (disattesi) al Memorandum Understanding (disatteso) del Ministro Paolo Romani, dalle valutazioni, spesso approssimative, sul futuro della Rete di TIM articolato tra scorporo e rilancio, per arrivare alla più recente scelta del Governo Renzi di lanciare Open Fiber a capitale pubblico (Enel) e l’acquisizione di Metroweb ad un costo inferiore a quello di mercato e dell’offerta della stessa TIM.
Sulla implementazione e la possibilità concreta di offrire agli italiani una rete innovativa in coerenza con gli obiettivi dell’agenda digitale abbiamo registrato una grande confusione e gravissimi ritardi.
Recentemente ci è sembrato che fossero stati più importanti gli annunci che la materializzazione dell’infrastruttura, infatti, ad oggi, aldilà di qualche testimonianza territoriale, non ci pare che ci siano certezze temporali sulla realizzazione nelle aree a fallimento di mercato da parte della NEWCO Pubblica.
Ci sembra molto più realistico il piano di TIM che ha lanciato la sfida ad Open Fiber - avendo la stessa sfidato l’ex monopolista sulle aree di business delle grandi città – sulla copertura entro il 2018 anche le aree a fallimento di mercato (C e D), aumentando di 1mld (12 in totale) gli investimenti nel triennio 2017 – 2019.
Come FISTel e come CISL siamo interessati a sostenere tutte le iniziative di sviluppo e le opportunità di mercato che possano offrire a tutti i cittadini e alle imprese la possibilità di accedere ai nuovi servizi che le tecnologie e la convergenza possono sviluppare a prescindere dall’operatore.
Ad aprile 2016, con l’insediamento del nuovo Management di TIM, tutte le OO.SS. avevano chiesto un cambio di strategia rispetto al passato puntando al mantenimento del perimetro occupazionale di Gruppo, il taglio degli sprechi e dei costi senza incidere sull’occupazione.
Il primo segnale di disponibilità di TIM fu l’incorporazione delle attività di Informatica dell’TIIT e una serie di interventi per ridurre il numero e le retribuzioni dei dirigenti, diversa politica degli incentivi.
TIM aveva chiesto informalmente e ottenuto da tutte le OO.SS. una disponibilità a valutare una serie di interventi al fine di incrementare la produttività, visti i risultati in continua discesa sia dei ricavi che dei margini.
Il 6 ottobre 2016 il Management di TIM formulò la disdetta di una parte degli accordi integrativi aziendali del 2008 giustificando tale scelta con l’arretratezza degli stessi, giudicati non più rispondenti alle nuove dinamiche organizzative. Nella stessa circostanza aprì ad un tavolo di confronto per rinegoziare le materie e gli istituti del 2° livello contrattuale.
Le OO.SS. unitariamente reagirono alla disdetta degli accordi con uno sciopero da svolgersi il 13 Dicembre 2016 con l’obiettivo di sedersi al tavolo ed aprire un confronto di merito. Una O.S. non ebbe il mandato al confronto dal proprio coordinamento e si arrivò allo sciopero del 13 dicembre 2016 con una forte adesione dei lavoratori.
Il 23 gennaio 2017 TIM, in assenza di una disponibilità di tutte le OO.SS. ad aprire il confronto sul nuovo integrativo aziendale, convocò il coordinamento nazionale delle RSU e illustrò, in alternativa agli accordi disdetti, un proprio regolamento aziendale che potesse dare continuità agli istituti normativi e retributivi e avviò l’esame congiunto per le materie di cui al CCNL.
Il 24 gennaio 2017 il coordinamento unitario in risposta all’atto unilaterale dell’Azienda assunse decisioni diverse; la FISTel – Cisl non accettò la scelta della SLC – CGIL di avviarsi verso la strada dello sciopero ad oltranza, ma soprattutto senza alcuna prospettiva. La FISTel – Cisl chiese all’Azienda un incontro per una discussione di merito nelle prerogative della propria autonomia politica. Alla richiesta della FISTel – Cisl si associarono la UILCOM e la UGL ed il 23 febbraio 2017 arrivò la convocazione/consultazione dell’Azienda.
Non fu convocata la SLC – CGIL per aver scelto, legittimamente, insieme ai sindacati di base di continuare la lotta ad oltranza.
Il 23 febbraio c.a. fu sottoscritto un verbale di incontro che racchiudeva alcuni temi di interesse collettivo che avrebbero portato ad approfondite analisi finalizzate a migliorare il regolamento aziendale proposto da TIM.
FISTel – UILCOM – UGL hanno sempre rispettato le regole interconfederali sulla rappresentanza evitando di firmare qualsiasi accordo, sebbene non sia esplicitamente vietato!!
L’approfondimento è terminato il 9 Marzo c.a. con un verbale di incontro e "NON un accordo" nel quale TIM ha raccolto molti dei suggerimenti formulati da FISTel – UILCOM e UGL ed erogando anche una "UNA TANTUM" per il 2015/2016 in assenza di un accordo. Inoltre c’è la disponibilità a condividere un PDR per il triennio 2017 – 2019 con l’obiettivo di distribuire la redditività e produttività ai lavoratori qualora fosse prodotta.
Per la FISTel – Cisl, l’azienda deve convocare il coordinamento delle RSU e cercare un ulteriore momento di confronto per verificare la disponibilità o meno di avviare dei percorsi relazionali utili ai lavoratori e all’azienda.
La descrizione dei fatti serve per supportare la valutazione politico-sindacale della FISTel – Cisl che, pur condannando la disdetta unilaterale di TIM, ritiene incomprensibile la indisponibilità di una O.S. a confrontarsi con l’Azienda lasciandola agire indisturbata attraverso provvedimenti unilaterali. (Allo sciopero di 1 ora a fine turno per un mese dichiarato dalla SLC – CGIL hanno partecipato in media 2% dei lavoratori).
La FISTel – Cisl ritiene che il Piano Industriale che il 10 Marzo 2017 ha illustrato l’AD sia molto ambizioso sia per le prospettive industriali dell’Azienda e sia per il futuro dei lavoratori. La chiusura del confronto con TIM rappresenta una miopia politica incondivisibile e non perseguibile per puro spirito unitario. E’ necessario che in un settore così complesso come quello delle Telecomunicazioni vi sia un cambio culturale sul modello delle Relazioni Industriali per accompagnare, nella distinzione dei ruoli, i progetti aziendali con l’obiettivo di adeguarli con le compatibilità, le professionalità e le aspettative economiche dei lavoratori.
Purtroppo il settore delle TLC è rimbalzato alle cronache negli ultimi mesi per la crisi di Almaviva e i conseguenti licenziamenti su Roma. Se da un lato c’è sicuramente una responsabilità di sistema, d’altra parte, per le modalità che si sono realizzate, una grande responsabilità è anche da addebitare ad un modello sindacale conflittuale e non partecipativo.
Roma 16.03.2017
La Segreteria Nazionale
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