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11 Gennaio 2023
Tim - Nota esplicativa e valutazione sindacale manovre organizzative in ambito costumer service consumer small e medium
Nel merito della manovra i 172 lavoratori nel passaggio in Netco presso la struttura di Asa avranno una matrice turnistica diversa e più impegnativa di quella attuale.
Nel complesso dell’intervento, Asa reinternalizza attività che hanno un costo maggiore rispetto a quelle del 187 commerciale e delle attività del Partner Care, che invece verranno passate totalmente ad Ennova, azienda che già oggi svolge una parte di queste.
Stesso razionale, quello della riduzione dei costi ed il reimpiego verso attività a maggior valore, quello alla base della manovra organizzativa che coinvolge i 23 lavoratori che passeranno da 187 a Netco.
Per i 200 lavoratori che passeranno dal 119 al 187, vi sarà un risparmio sui costi delle attività esternalizzate, aumentando le reinternalizzazioni del fisso, che hanno un costo maggiore, rispetto alle esternalizzazioni del mobile, che invece hanno un costo minore.
Tim ha dichiarato che i 200 fanno parte dei cosiddetti Ibridi cioè quei lavoratori che svolgono attività fisso o mobile, a seconda delle necessità del momento, mentre con questa manovra si darebbe loro una posizione definitiva e certa.
Per quanto riguarda la manovra relativa allo spostamento dei 40 supervisor per l’effetto legato all’aumento del SOC, questo porterà a far si che chi rimarrà sarà molto probabilmente un supervisor multisede e multiservizi con tutte le criticità del caso che oggi possiamo solo immaginare.
Per ciò che concerne gli 80 lavoratori di HQ appartenenti a strutture indirette e quelli di territorio in ambito OM, la manovra sta dentro quella razionalizzazione delle strutture e delle attività delle quali parlammo già ai tempi di piani industriali condivisi, nei quali era emersa la necessità di riorganizzare alcune parti dell’azienda, per gestirle in un’ottica di migliore produttività e di prospettiva futura per gli interessati.
Nel complesso degli interventi sopra descritti, non ci sono sedi che chiudono, ma solamente una trasformazione delle stesse che passano dalla struttura della Serco a quella di Netco.
Per quanto riguarda le percentuali del contratto di espansione (CDE) varranno le solite regole, non aumenteranno le percentuali per nessuno, tendenzialmente rimarranno uguali per la stragrande maggioranza dei casi, o eventualmente diminuiranno se la percentuale del settore di destinazione è minore di quello di partenza.
Nei prossimi giorni l’azienda convocherà incontri territoriali con le RSU e le Strutture Sindacali Confederali per illustrare gli impatti in ogni singola realtà, avviando un confronto nel quale la parte sindacale confederale segnalerà puntualmente le anomalie che dovessero emergere.
Nell’attesa che l’attuale governo, al quale sin dal suo insediamento abbiamo illustrato quali potrebbero essere i pericoli nel portare allo smembramento il gruppo Tim, ne decida insieme ai soci di maggioranza le sorti future, in una operazione dal carattere meramente finanziario, il piano industriale distruttore che ci ha visto contrari sin dall’inizio, nel frattempo, si colora anche di queste manovre interne che purtroppo coinvolgono le persone e non solo le sedi aziendali.
Oggi purtroppo siamo all’interno di un piano sul quale abbiamo già espresso e dichiarato, anche attraverso gli scioperi, il nostro totale dissenso per cui anche questa manovra, per quanto assomigli a qualcosa di previsto da tempo, viene realizzata con presupposti molto diversi.
Da parte sindacale risulta evidente come prosegua l’alleggerimento della struttura della Serco, in funzione di quello che potrebbe essere lo scenario legato al piano industriale, ma ancor meglio alle decisioni che potrebbero esser prese tra consiglio d’Amministrazione e Governo.
Se da un lato ci potrà essere chi risulterà contento di far parte delle risorse che confluiranno in Netco, dall’altro ci si chiede inevitabilmente quale destino ci si possa immaginare per chi invece rimarrà nella struttura della Serco, dove a parte questi spostamenti e qualche manovrina di internalizzazione, non si vede altro. Riconosciamo che in questo caso, rispetto ad alcune manovre organizzative di minor impatto operate nel recente passato, almeno queste siano coerenti.
Oltre questi interventi però, per eventualmente garantire la sostenibilità della Serco, non si vede nulla di concreto.
Non ci sono offerte commerciali degne di nota e di rilancio, il tutto dentro un andamento economico di Tim più preoccupante ogni giorno che passa, con un’azienda ferma e sempre più in affanno con i conti.
L’azienda non si risana vendendo, o ancor peggio svendendo, pezzi pregiati, si risana solo dandole una prospettiva industriale!
Difficile immaginarsi di avere lavoratori motivati in questo ambito se non dal fatto di far sempre il proprio dovere indipendentemente da chi governa il gruppo, dai sistemi che non funzionano e da tutte quelle inefficienze sistemiche, che, come Sindacato Confederale, abbiamo sempre segnalato.
Prima o poi anche questa motivazione verrà meno se non si è in grado di indicare una strada industriale credibile a tutti, e non solo alla comunità finanziaria durante i road-show attraverso solo degli slogan.
Il tempo passa ed è una variabile che non gioca a favore del Gruppo TIM oggi più che mai!
Roma, 11 gennaio 2023
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL
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