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23 Marzo 2018 Tim - Trasferimenti staff

Il momento attuale non è favorevole alle relazioni sindacali "normali", è sotto gli occhi di tutti ma, allo stesso tempo, questo non significa necessariamente assistere in silenzio, a manovre aziendali che si realizzano in un clima di piena opacità, che rappresentano, in modo fedele, lo stato dell’arte generale di Tim.

Ci riferiamo, in particolare, al trasferimento di 250 lavoratori dalle strutture di staff pure e di Line, verso il Dac Caring e Asa.

L’azienda, nell’incontro del 7 Febbraio scorso, aveva comunicato, a margine, di "passaggi" di lavoratori dalle strutture non operative (staff pure e di Line) verso le sopra indicate strutture operative, un’informativa marginale che non forniva alcun dettaglio utile per aver chiaro il progetto, in altre parole: carenza informativa relativa alle sedi impattate, ai numeri dei lavoratori oggetto di trasferimento per territorio, alle attività internalizzate che motivavano gli spostamenti in esame e, ultimo ma non meno importante, carenza della comunicazione aziendale che stabiliva i motivi per i quali i reparti cedenti potessero fare a meno delle persone coinvolte.

Soprattutto quest’ultima parte, secondo l’azienda, pare debba essere ad appannaggio delle organizzazioni sindacali. Potrebbe esserlo se, e solo se, i piani organizzativi li decidesse il sindacato stesso, allora in tal caso, il sindacato si assumerebbe anche questa responsabilità che, oggi, resta, invece, tutta in capo all’azienda.

Abbiamo richiesto incontri per ottenere il dettaglio della manovra in questione, così da poter spiegare ai lavoratori interessati, con cognizione di causa, ciò che li avrebbe coinvolti, incontri che, a oggi, non sono stati calendarizzati. Abbiamo già indicato che la situazione generale non permette relazioni sindacali "standard/normali", ma allo stesso tempo riteniamo sia l’ennesimo grave errore aziendale, avviare colloqui con i lavoratori, mentre le organizzazioni sindacali non hanno il dettaglio completo del progetto.

Intimiamo, quindi, all’azienda di sospendere tali colloqui in attesa dell’incontro con le organizzazioni sindacali.

I 250 lavoratori coinvolti nel trasferimento, meritano l’attenzione del sindacato, nell’ottica di tutelare i loro posti di lavoro e non per altri motivi non ben identificati. Da sempre, i lavoratori staff e delle strutture non operative di TIM contribuiscono alle riconversioni professionali.

Ripetiamo quindi che le riconversioni professionali "vere" devono avere caratteristiche ben note e saliente è la necessità del percorso, onde gestire correttamente gli organici.

La mancanza di trasparenza dell’azienda emerge in ogni ambito, l’assenza di una governance stabile dai livelli più alti, si riverbera da tempo sino al territorio traducendosi in comportamenti difformi e divisivi in tutta Italia, con un messaggio destabilizzante per i lavoratori; non c’è l’azienda che parla un linguaggio unico, a rappresentare la strada disegnata per garantire la propria sopravvivenza e la conseguente prospettiva di stabilità occupazionale.

Il sindacato confederale, però, è presente, ed è sempre pronto ad attivarsi per tutelare i diritti di tutti i lavoratori di TIM.

Se questa è digiTim, non ci resta che sperare, oppure provare a determinare il futuro dell’azienda prima che sia tardi.

Le segreterie Nazionali

SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL

Roma, 23 marzo 2018

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