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21 Novembre 2017 Rai - Audizione in commissione di vigilanza

Presidente, Commissarie, Commissari,

innanzitutto, grazie per questo invito, che le organizzazioni sindacali ‐ tutte, dirigenti,

giornalisti, quadri, impiegati, operai ‐ hanno deciso di raccogliere in maniera unitaria.

Cosìcome avvenuto in occasione dello Schema di Convenzione, abbiamo deciso di

parlare con una voce unica: di fronte alle scelte strategiche i lavoratori rispondono in

maniera unitaria e compatta.

I tempi del confronto sul Contratto di Servizio dettati dalle norme vigenti sono

contingentati e molto ristretti. Il Contratto di Servizio èciòche impegna la Rai Servizio

Pubblico per il futuro, quindi meriterebbe un confronto aperto e pubblico,

approfondito e serio.

Ad ogni modo, ci auguriamo che possano essere accolti gli spunti che stanno

arrivando e arriveranno da questo utile ciclo di audizioni.

1. Partiamo dalle risorse. Ancora una volta la discussione viene fatta al buio. Non

c'èalcuna certezza di risorse. Men che meno di medio lungo termine. Salvo un

blando riferimento a garanzie per i 3 anni del Piano industriale.

Diciamolo con chiarezza una volta per tutte: il canone in bolletta elettrica èstata una

ottima operazione di lotta all'evasione, ed èoggettivamente riuscita. Ma èsostanzialmente a saldo invariato per la Rai, che ‐ nel 2017, secondo calcoli non solo

nostri (non ultimo il focus annuale di Mediobanca) –incasseràuna cifra inferiore a

quella che ha incassato nel 2013.

Siamo consapevoli che questo nodo non andava sciolto nel Contratto, ma allora

perchénon approvare prima la norma che deve assicurare risorse certe e di lungo

periodo?

Non esiste un contratto dove la prestazione ènota, e il corrispettivo economico èrinviato ad una seconda fase. La Rai deve poter contare su risorse certe, adeguate,

per l'intero periodo del contratto (5 anni). Invece oggi tutto passa per la Legge di

Stabilità dunque governo e maggioranza di turno hanno in mano la leva economica

dell'azienda, con pesanti ripercussioni sull'autonomia gestionale della Rai, che

implicano un controllo indiretto sulla possibilitàdi informare liberamente.

annunciato da componenti del Governo, ricondurre l'intero ammontare del canone

alla Rai: quindi eliminare il taglio strutturale del 5%, rivedere da subito (senza

attendere il 2019) la distribuzione del cosiddetto extragettito e fare chiarezza sul 4%

di iva.

Intanto però si coglie subito l'occasione per ipotizzare interventi sulla pubblicità. Un

intervento sui tetti non è accettabile in assenza di risorse adeguate, certe e non

modificabili anno per anno, e senza un intervento sul Sic per rivedere i limiti antitrust.

Così come il calcolo dei tetti suddivisi rete per rete rappresenterebbe un danno

pesantissimo per la Rai.

2. Secondo tema cruciale è quello della rete e delle frequenze. Il passaggio alla

banda larga mobile e la liberazione della banda 700 Mhz avviene senza chiarire

alcuni aspetti fondamentali. Non tutti toccati nel Contratto di Servizio. Ma

appare evidente una connessione tra i diversi provvedimenti. Perché la Rai

deve liberare il Mux1 a vantaggio dell'emittenza privata locale? I costi ‐ in

termini tecnologici, di comunicazione, di prevedibile perdita di telespettatori ‐

verranno interamente coperti da risorse aggiuntive dello Stato? Domanda

ancora piùstringente tenuto conto dell'obbligo in capo alla Rai di coprire il

100% del territorio e del passaggio al Dvb‐T2.

E poi c’èla questione di fondo: l'obiettivo finale èquello di istituire l'operatore unico

di rete? Noi dichiariamo sin da ora di essere contrari a qualsiasi ipotesi di perdita da

parte della Rai delle risorse frequenziali delle quali èconcessionaria e della propria

rete di trasmissione, strutturata capillarmente nei decenni per assolvere agli obblighi

di Servizio Pubblico, a differenza di quelle dei broadcasters privati, a meno che non

sia la Controllata Rai Way a divenire lei stessa l'operatore unico. Quel che ècerto èche ‐ se questo èl'obiettivo ‐ va dichiarato subito e con chiarezza.

A tal fine consideriamo inaccettabile che nel secondo comma dell'articolo 1 si

consenta a Rai di avvalersi per le attivitàinerenti al Servizio Pubblico di societàda essa

"solo" partecipate e non "controllate".

3. Il Contratto impone poi la presentazione entro 6 mesi di un nuovo Piano

industriale e un nuovo Piano editoriale.

Un fatto positivo se visto come imposizione di fatto nei confronti di un vertice di Viale

Mazzini che in 2 anni ha fagocitato ben 2 progetti di riforma.

Tuttavia, non possiamo non notare che questa scadenza mette in capo a un vertice

che a quel punto saràa un passo dalla fine del proprio mandato, uno degli atti piùrilevanti per la sopravvivenza e il rilancio della Rai. Dunque si affida un piano a un

gruppo dirigente che sicuramente non saràquello che dovràpoi attuarlo.

Così come non possiamo non notare che i 6 mesi scadranno all'indomani di elezioni

dall'esito incerto, e pertanto è per lo meno dubbio che la Commissione sarà già

operativa in tempo utile per esaminare i due piani.

Per di più gli indirizzi non dicono nulla di concreto sulla strada industriale da

intraprendere.

Pertanto per noi restano grandi incognite, rispetto a scelte che possono determinare

il ridimensionamento o il rilancio della Rai Servizio Pubblico.

a. Riorganizzazione delle reti. Non abbiamo alcun pregiudizio rispetto alla

rimodulazione del numero dei canali non generalisti, così come previsto in

Convenzione. Ma riteniamo che il piano non possa limitarsi a una mera

riduzione dei canali. Qualunque decisione deve essere improntata all'interesse

collettivo dei cittadini e a un mantenimento ‐ se non ampliamento ‐ del

perimetro produttivo e occupazionale;

b. Nulla si dice invece rispetto alle Sedi regionali. La presenza di redazioni in ogni

Regione e Provincia autonoma èelemento fondamentale ma non sufficiente.

Seppur nel quadro di una utile riorganizzazione, le sedi regionali vanno

rafforzate e i centri di produzione vanno impiegati al massimo della loro

capacitàproduttiva, per salvaguardare informazione e approfondimento

culturale nelle realtàlocali.

In tal senso èdebole anche il capitolo sui "centri di produzione decentrati", ai quali

non viene concessa con chiarezza la disponibilitàdelle risorse necessarie per svolgere

il compito assegnato dalla norma, rimandandolo a possibili convenzioni con Province

e Regioni. Oltretutto nel Contratto di Servizio manca una chiara distinzione dal punto

di vista produttivo e ideativo per tali realtà che devono necessariamente avere piùredazioni e l'obbligo di una programmazione piùcomplessa rispetto alle sedi

regionali.

La presenza sul territorio èelemento distintivo di tutti i Servizi Pubblici europei,

spesso in maniera piùmassiccia che in Italia. Questo puòessere reso possibile anche

individuando ruoli nuovi per la Rai Servizio Pubblico. Ad esempio, laddove il Contratto

prevede che la Rai digitalizzi tutto il proprio patrimonio audiovisivo, si potrebbe

prevedere che il Servizio Pubblico diventi il "luogo della memoria" ‐ e della

conservazione in digitale della memoria ‐ di tutto il territorio: un servizio a

disposizione di tutte le altre realtàproduttive, istituzioni, amministrazioni, scuole,

centri di cultura, per far sìche questo patrimonio possa essere messo a disposizione

del pubblico. Un modo concreto per dare sostanza alla definizione di Rai come "piùgrande azienda culturale del Paese".

Di sicuro appare come una grande contraddizione quella di richiamare alla

conservazione della memoria audiovisiva, senza imporre alla Rai uno stop al ricorso

sfrenato agli appalti e il ritorno alla produzione all'interno delle immagini: oggi

giornalisti per immagini e operatori sono in numero sempre più residuale, e la Rai non

intende formarne di nuovi. Insomma in una tv che va verso una sempre maggiore

definizione della qualità dell'immagine (4k, 8k, e così via), la Rai rinuncia ai

professionisti delle immagini.

c. Ruolo delle società di produzione e strapotere degli agenti. Ormai in Rai

decidono palinsesti, conduttori, autori, e perfino ospiti e commentatori. Nei

fatti, la privatizzazione del Servizio Pubblico. Serve uno stop netto al loro

strapotere, che ha comportato costi elevati e spesso pessimi risultati di ascolto.

Serve un impegno chiaro, uno strumento normativo efficace per esigere la

piena utilizzazione e la valorizzazione di tutte le risorse professionali interne.

d. Segnaliamo poi 3 grandi fronti aperti sui quali la Rai rischia la debacle rispetto

ai competitor privati.

La Radio. Mentre i privati investono e costruiscono, la Rai continua a non mettere in

campo progetti e risorse per la Radiofonia. Tutti gli indicatori ci dicono che è un mezzo

dalle straordinarie potenzialità, ma pressoché dimenticato dalla Rai. Vista

l'evoluzione e l'espansione del settore, sono assolutamente necessarie risorse

specifiche per lo sviluppo della rete, e per il Dab+.

Web e social. Dopo il successo di RaiPlay, il vuoto. Ancor di più in vista del Dvb‐t2 e

del 5g, la Rai deve colmare con urgenza il vuoto totale di progetto su web e social nel

settore news. Un ritardo che rischia di diventare incolmabile, creando una frattura

sempre piùgrande con una intera generazione.

Per dirla tutta, èparadossale che nel 2017 si debba attendere il Contratto di Servizio

per spingere una azienda che si dice multimediale a mettere in campo un serio

progetto multipiattaforma.

Il tentativo avviato 3‐4 anni fa è‐ nei fatti ‐ naufragato per errori che il sindacato aveva

annunciato per tempo.

Cosìoggi siamo tuttora senza un piano, e assistiamo a continui rinvii. Anche con

motivazioni ai limiti della pretestuosità

Dunque, di fronte all'assenza di capacitàprogettuale dei vertici (vecchi e nuovi), ben

venga l'impulso del Contratto di Servizio.

Ma deve essere piùdeciso: la definizione chiave in tutto il mondo è"digital first". La

Bbc nel confronto con il governo ha fissato per sécome obiettivo quello di restare

"adatto al web".

La Rai Servizio Pubblico deve fare su questo un salto deciso in avanti.

Diritti sportivi. Se lo sport è davvero trasmissione di valori, non possiamo accettare

che sia ormai a beneficio dei pochi che possono spendere soldi per la pay tv. Governo

e parlamento hanno l'opportunità di affermare che lo sport deve tornare a essere di

tutti e per tutti: sulle reti generaliste prima di tutto, ma sfruttando anche le

potenzialità ‐ soprattutto per il pubblico piùgiovane ‐ delle nuove piattaforme.

4. Riflessioni analoghe devono esser fatte sul fronte della riforma delle news. Un

progetto che manca da anni e che i sindacati ‐ tutti ‐ sollecitano da anni. Nessun

tabùsulla ridefinizione del numero delle testate giornalistiche. Ma il piano non

puòessere pensato solo con questa finalità Il piano dovràassicurare il rispetto

del pluralismo, della qualità dell'autonomia, della indipendenza e della

veridicitàdell'informazione. Tema ancor piùstringente e cruciale alla luce delle

attuali norme sulla governance Rai che hanno riportato ancor di piùsotto

governo e maggioranza parlamentare il controllo del vertice di Viale Mazzini.

Per questo ribadiamo con forza che il primo passo decisivo per il rilancio della

Rai Servizio Pubblico resta quello di liberarla dal controllo dei governi e dei

partiti: confermiamo che il ddl che porta il nome dell'attuale Presidente del

Consiglio resta una ottima base di partenza per la riforma.

5. Sempre sul fronte editoriale, nulla si dice sui contenuti. Molto avremmo da dire.

Visti i tempi contingentati, ci limitiamo a poche indicazioni fondate sui fatti

degli ultimi giorni: giornalismo investigativo, contrasto all'hate speech e

periferie da illuminare.

Il giornalismo investigativo èuno dei tratti distintivi del Servizio Pubblico. Il Contratto

potrebbe chiedere alla Rai ciòche nessun vertice ha voluto realizzare: il Nucleo di

giornalismo investigativo, proposto ormai anni fa dal Direttore Roberto Morrione.

Nel contratto si fissano obiettivi e impegni per la Rai, ma nulla si dice sul "No Hate

speech", il contrasto ai linguaggi di odio. Ricordiamo che su questo fronte l'unico

impegno formale e concreto ècontenuto in un accordo sindacale (caso unico in Italia)

nell'ambito della sperimentazione su web e social. Basterebbe far entrare nel

Contratto di Servizio l'atto di indirizzo (Delibera 424/16/Cons) su questa materia

approvato un anno fa dall'AgCom.

Infine, sarebbe opportuno un impegno concreto rispetto alla necessitàdi Illuminare

le Periferie. Sempre per esigenza di tempo, non ci dilunghiamo: lasciamo agli atti il

rapporto pubblicato pochi giorni fa a cura di Cospe e Osservatorio di Pavia, con il

sostegno di Fnsi e Usigrai, dove ‐ tra le altre cose ‐ si sottolinea che nei tg di prima

serata solo l'1% delle notizie è dedicata alle periferie. Dal Contratto potrebbe arrivare

un impegno chiaro e concreto a ribaltare questi numeri.

6. Sulla collaborazione e il sostegno della produzione cinematografica italiana e

indipendente, bisogna riportare il lavoro e le risorse nel nostro Paese, dare

valore alle professionalità del nostro cinema, produrre fiction, documentari e

film sul nostro territorio. Per far questo, bisogna indicare tali impegni con

maggiore chiarezza nel Contratto di Servizio.

7. Se il Contratto è il "luogo" dei diritti e dei doveri per la Rai Servizio Pubblico,

allora è indispensabile che si imponga alla Rai un dovere etico: il rigoroso

rispetto dei contratti e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Pertanto è

indispensabile una parola di chiarezza sul precariato e sui contratti atipici:

pensiamo ai lavoratori autonomi, ai programmisti, agli assistenti, ai tecnici, che

troppo spesso non sono contrattualizzati per il lavoro che realmente svolgono.

Problema ormai non più gestibile ‐ anche nell'interesse dei cittadini ‐ nei

programmi di informazione di rete e presente anche nelle testate

giornalistiche, ma esteso anche ad altri settori produttivi e a diverse figure

professionali.

Infine, sarebbe necessario definire con maggiore forza che l'obiettivo, anzi la prioritàdel Servizio Pubblico èla qualità In un momento storico in cui la risposta degli editori

alla crisi economica èstata la crescente "deskizzazione", riteniamo opportuno

affermare che la Rai Servizio Pubblico ha il compito di tornare a essere fonte delle

notizie. Per farlo servono mezzi, risorse, figure professionali adeguati a chi svolge il

lavoro sul campo.

La coscienza del Paese passa attraverso le produzioni e l'informazione Rai: dalla

formazione delle idee, allo sviluppo di creativitàe forme di cultura. Perchémentre

l'imprenditoria privata deve puntare a bilanci e fatturato, agli utili economici, il

Servizio Pubblico ‐ invece ‐ deve avere come prioritàla creazione di utili sociali: quindi

favorire un processo di crescita di tutto il Paese che ‐ in futuro ‐ potrebbe trasformarsi

in crescita sociale e anche economica.

Futuro. Questa dovrebbe essere la parola chiave. Per la Rai Servizio Pubblico. E quindi

anche del nuovo Contratto di Servizio.

Roma, 21/11/2017

SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL, UILCOM‐UIL, UGL‐Telecomunicazioni, SNATER, LIBERSIND

CONF.SAL, USIGRAI, ADRAI

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