


Presidente, Commissarie, Commissari, innanzitutto, grazie per questo invito, che le organizzazioni sindacali ‐ tutte, dirigenti, giornalisti, quadri, impiegati, operai ‐ hanno deciso di raccogliere in maniera unitaria. Cosìcome avvenuto in occasione dello Schema di Convenzione, abbiamo deciso di parlare con una voce unica: di fronte alle scelte strategiche i lavoratori rispondono in maniera unitaria e compatta. I tempi del confronto sul Contratto di Servizio dettati dalle norme vigenti sono contingentati e molto ristretti. Il Contratto di Servizio èciòche impegna la Rai Servizio Pubblico per il futuro, quindi meriterebbe un confronto aperto e pubblico, approfondito e serio. Ad ogni modo, ci auguriamo che possano essere accolti gli spunti che stanno arrivando e arriveranno da questo utile ciclo di audizioni. 1. Partiamo dalle risorse. Ancora una volta la discussione viene fatta al buio. Non c'èalcuna certezza di risorse. Men che meno di medio lungo termine. Salvo un blando riferimento a garanzie per i 3 anni del Piano industriale. Diciamolo con chiarezza una volta per tutte: il canone in bolletta elettrica èstata una ottima operazione di lotta all'evasione, ed èoggettivamente riuscita. Ma èsostanzialmente a saldo invariato per la Rai, che ‐ nel 2017, secondo calcoli non solo nostri (non ultimo il focus annuale di Mediobanca) –incasseràuna cifra inferiore a quella che ha incassato nel 2013. Siamo consapevoli che questo nodo non andava sciolto nel Contratto, ma allora perchénon approvare prima la norma che deve assicurare risorse certe e di lungo periodo? Non esiste un contratto dove la prestazione ènota, e il corrispettivo economico èrinviato ad una seconda fase. La Rai deve poter contare su risorse certe, adeguate, per l'intero periodo del contratto (5 anni). Invece oggi tutto passa per la Legge di Stabilità dunque governo e maggioranza di turno hanno in mano la leva economica dell'azienda, con pesanti ripercussioni sull'autonomia gestionale della Rai, che implicano un controllo indiretto sulla possibilitàdi informare liberamente. annunciato da componenti del Governo, ricondurre l'intero ammontare del canone
alla Rai: quindi eliminare il taglio strutturale del 5%, rivedere da subito (senza
attendere il 2019) la distribuzione del cosiddetto extragettito e fare chiarezza sul 4%
di iva.
Intanto però si coglie subito l'occasione per ipotizzare interventi sulla pubblicità. Un
intervento sui tetti non è accettabile in assenza di risorse adeguate, certe e non
modificabili anno per anno, e senza un intervento sul Sic per rivedere i limiti antitrust.
Così come il calcolo dei tetti suddivisi rete per rete rappresenterebbe un danno
pesantissimo per la Rai.
2. Secondo tema cruciale è quello della rete e delle frequenze. Il passaggio alla
banda larga mobile e la liberazione della banda 700 Mhz avviene senza chiarire
alcuni aspetti fondamentali. Non tutti toccati nel Contratto di Servizio. Ma
appare evidente una connessione tra i diversi provvedimenti. Perché la Rai
deve liberare il Mux1 a vantaggio dell'emittenza privata locale? I costi ‐ in
termini tecnologici, di comunicazione, di prevedibile perdita di telespettatori ‐
verranno interamente coperti da risorse aggiuntive dello Stato? Domanda
ancora piùstringente tenuto conto dell'obbligo in capo alla Rai di coprire il
100% del territorio e del passaggio al Dvb‐T2.
E poi c’èla questione di fondo: l'obiettivo finale èquello di istituire l'operatore unico
di rete? Noi dichiariamo sin da ora di essere contrari a qualsiasi ipotesi di perdita da
parte della Rai delle risorse frequenziali delle quali èconcessionaria e della propria
rete di trasmissione, strutturata capillarmente nei decenni per assolvere agli obblighi
di Servizio Pubblico, a differenza di quelle dei broadcasters privati, a meno che non
sia la Controllata Rai Way a divenire lei stessa l'operatore unico. Quel che ècerto èche ‐ se questo èl'obiettivo ‐ va dichiarato subito e con chiarezza.
A tal fine consideriamo inaccettabile che nel secondo comma dell'articolo 1 si
consenta a Rai di avvalersi per le attivitàinerenti al Servizio Pubblico di societàda essa
"solo" partecipate e non "controllate".
3. Il Contratto impone poi la presentazione entro 6 mesi di un nuovo Piano
industriale e un nuovo Piano editoriale.
Un fatto positivo se visto come imposizione di fatto nei confronti di un vertice di Viale
Mazzini che in 2 anni ha fagocitato ben 2 progetti di riforma.
Tuttavia, non possiamo non notare che questa scadenza mette in capo a un vertice
che a quel punto saràa un passo dalla fine del proprio mandato, uno degli atti piùrilevanti per la sopravvivenza e il rilancio della Rai. Dunque si affida un piano a un
gruppo dirigente che sicuramente non saràquello che dovràpoi attuarlo. Così come non possiamo non notare che i 6 mesi scadranno all'indomani di elezioni
dall'esito incerto, e pertanto è per lo meno dubbio che la Commissione sarà già
operativa in tempo utile per esaminare i due piani.
Per di più gli indirizzi non dicono nulla di concreto sulla strada industriale da
intraprendere.
Pertanto per noi restano grandi incognite, rispetto a scelte che possono determinare
il ridimensionamento o il rilancio della Rai Servizio Pubblico.
a. Riorganizzazione delle reti. Non abbiamo alcun pregiudizio rispetto alla
rimodulazione del numero dei canali non generalisti, così come previsto in
Convenzione. Ma riteniamo che il piano non possa limitarsi a una mera
riduzione dei canali. Qualunque decisione deve essere improntata all'interesse
collettivo dei cittadini e a un mantenimento ‐ se non ampliamento ‐ del
perimetro produttivo e occupazionale;
b. Nulla si dice invece rispetto alle Sedi regionali. La presenza di redazioni in ogni
Regione e Provincia autonoma èelemento fondamentale ma non sufficiente.
Seppur nel quadro di una utile riorganizzazione, le sedi regionali vanno
rafforzate e i centri di produzione vanno impiegati al massimo della loro
capacitàproduttiva, per salvaguardare informazione e approfondimento
culturale nelle realtàlocali.
In tal senso èdebole anche il capitolo sui "centri di produzione decentrati", ai quali
non viene concessa con chiarezza la disponibilitàdelle risorse necessarie per svolgere
il compito assegnato dalla norma, rimandandolo a possibili convenzioni con Province
e Regioni. Oltretutto nel Contratto di Servizio manca una chiara distinzione dal punto
di vista produttivo e ideativo per tali realtà che devono necessariamente avere piùredazioni e l'obbligo di una programmazione piùcomplessa rispetto alle sedi
regionali.
La presenza sul territorio èelemento distintivo di tutti i Servizi Pubblici europei,
spesso in maniera piùmassiccia che in Italia. Questo puòessere reso possibile anche
individuando ruoli nuovi per la Rai Servizio Pubblico. Ad esempio, laddove il Contratto
prevede che la Rai digitalizzi tutto il proprio patrimonio audiovisivo, si potrebbe
prevedere che il Servizio Pubblico diventi il "luogo della memoria" ‐ e della
conservazione in digitale della memoria ‐ di tutto il territorio: un servizio a
disposizione di tutte le altre realtàproduttive, istituzioni, amministrazioni, scuole,
centri di cultura, per far sìche questo patrimonio possa essere messo a disposizione
del pubblico. Un modo concreto per dare sostanza alla definizione di Rai come "piùgrande azienda culturale del Paese". Di sicuro appare come una grande contraddizione quella di richiamare alla
conservazione della memoria audiovisiva, senza imporre alla Rai uno stop al ricorso
sfrenato agli appalti e il ritorno alla produzione all'interno delle immagini: oggi
giornalisti per immagini e operatori sono in numero sempre più residuale, e la Rai non
intende formarne di nuovi. Insomma in una tv che va verso una sempre maggiore
definizione della qualità dell'immagine (4k, 8k, e così via), la Rai rinuncia ai
professionisti delle immagini.
c. Ruolo delle società di produzione e strapotere degli agenti. Ormai in Rai
decidono palinsesti, conduttori, autori, e perfino ospiti e commentatori. Nei
fatti, la privatizzazione del Servizio Pubblico. Serve uno stop netto al loro
strapotere, che ha comportato costi elevati e spesso pessimi risultati di ascolto.
Serve un impegno chiaro, uno strumento normativo efficace per esigere la
piena utilizzazione e la valorizzazione di tutte le risorse professionali interne.
d. Segnaliamo poi 3 grandi fronti aperti sui quali la Rai rischia la debacle rispetto
ai competitor privati.
La Radio. Mentre i privati investono e costruiscono, la Rai continua a non mettere in
campo progetti e risorse per la Radiofonia. Tutti gli indicatori ci dicono che è un mezzo
dalle straordinarie potenzialità, ma pressoché dimenticato dalla Rai. Vista
l'evoluzione e l'espansione del settore, sono assolutamente necessarie risorse
specifiche per lo sviluppo della rete, e per il Dab+.
Web e social. Dopo il successo di RaiPlay, il vuoto. Ancor di più in vista del Dvb‐t2 e
del 5g, la Rai deve colmare con urgenza il vuoto totale di progetto su web e social nel
settore news. Un ritardo che rischia di diventare incolmabile, creando una frattura
sempre piùgrande con una intera generazione.
Per dirla tutta, èparadossale che nel 2017 si debba attendere il Contratto di Servizio
per spingere una azienda che si dice multimediale a mettere in campo un serio
progetto multipiattaforma.
Il tentativo avviato 3‐4 anni fa è‐ nei fatti ‐ naufragato per errori che il sindacato aveva
annunciato per tempo.
Cosìoggi siamo tuttora senza un piano, e assistiamo a continui rinvii. Anche con
motivazioni ai limiti della pretestuosità
Dunque, di fronte all'assenza di capacitàprogettuale dei vertici (vecchi e nuovi), ben
venga l'impulso del Contratto di Servizio.
Ma deve essere piùdeciso: la definizione chiave in tutto il mondo è"digital first". La
Bbc nel confronto con il governo ha fissato per sécome obiettivo quello di restare "adatto al web".
La Rai Servizio Pubblico deve fare su questo un salto deciso in avanti.
Diritti sportivi. Se lo sport è davvero trasmissione di valori, non possiamo accettare
che sia ormai a beneficio dei pochi che possono spendere soldi per la pay tv. Governo
e parlamento hanno l'opportunità di affermare che lo sport deve tornare a essere di
tutti e per tutti: sulle reti generaliste prima di tutto, ma sfruttando anche le
potenzialità ‐ soprattutto per il pubblico piùgiovane ‐ delle nuove piattaforme.
4. Riflessioni analoghe devono esser fatte sul fronte della riforma delle news. Un
progetto che manca da anni e che i sindacati ‐ tutti ‐ sollecitano da anni. Nessun
tabùsulla ridefinizione del numero delle testate giornalistiche. Ma il piano non
puòessere pensato solo con questa finalità Il piano dovràassicurare il rispetto
del pluralismo, della qualità dell'autonomia, della indipendenza e della
veridicitàdell'informazione. Tema ancor piùstringente e cruciale alla luce delle
attuali norme sulla governance Rai che hanno riportato ancor di piùsotto
governo e maggioranza parlamentare il controllo del vertice di Viale Mazzini.
Per questo ribadiamo con forza che il primo passo decisivo per il rilancio della
Rai Servizio Pubblico resta quello di liberarla dal controllo dei governi e dei
partiti: confermiamo che il ddl che porta il nome dell'attuale Presidente del
Consiglio resta una ottima base di partenza per la riforma.
5. Sempre sul fronte editoriale, nulla si dice sui contenuti. Molto avremmo da dire.
Visti i tempi contingentati, ci limitiamo a poche indicazioni fondate sui fatti
degli ultimi giorni: giornalismo investigativo, contrasto all'hate speech e
periferie da illuminare.
Il giornalismo investigativo èuno dei tratti distintivi del Servizio Pubblico. Il Contratto
potrebbe chiedere alla Rai ciòche nessun vertice ha voluto realizzare: il Nucleo di
giornalismo investigativo, proposto ormai anni fa dal Direttore Roberto Morrione.
Nel contratto si fissano obiettivi e impegni per la Rai, ma nulla si dice sul "No Hate
speech", il contrasto ai linguaggi di odio. Ricordiamo che su questo fronte l'unico
impegno formale e concreto ècontenuto in un accordo sindacale (caso unico in Italia)
nell'ambito della sperimentazione su web e social. Basterebbe far entrare nel
Contratto di Servizio l'atto di indirizzo (Delibera 424/16/Cons) su questa materia
approvato un anno fa dall'AgCom.
Infine, sarebbe opportuno un impegno concreto rispetto alla necessitàdi Illuminare
le Periferie. Sempre per esigenza di tempo, non ci dilunghiamo: lasciamo agli atti il
rapporto pubblicato pochi giorni fa a cura di Cospe e Osservatorio di Pavia, con il
sostegno di Fnsi e Usigrai, dove ‐ tra le altre cose ‐ si sottolinea che nei tg di prima serata solo l'1% delle notizie è dedicata alle periferie. Dal Contratto potrebbe arrivare
un impegno chiaro e concreto a ribaltare questi numeri.
6. Sulla collaborazione e il sostegno della produzione cinematografica italiana e
indipendente, bisogna riportare il lavoro e le risorse nel nostro Paese, dare
valore alle professionalità del nostro cinema, produrre fiction, documentari e
film sul nostro territorio. Per far questo, bisogna indicare tali impegni con
maggiore chiarezza nel Contratto di Servizio.
7. Se il Contratto è il "luogo" dei diritti e dei doveri per la Rai Servizio Pubblico,
allora è indispensabile che si imponga alla Rai un dovere etico: il rigoroso
rispetto dei contratti e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Pertanto è
indispensabile una parola di chiarezza sul precariato e sui contratti atipici:
pensiamo ai lavoratori autonomi, ai programmisti, agli assistenti, ai tecnici, che
troppo spesso non sono contrattualizzati per il lavoro che realmente svolgono.
Problema ormai non più gestibile ‐ anche nell'interesse dei cittadini ‐ nei
programmi di informazione di rete e presente anche nelle testate
giornalistiche, ma esteso anche ad altri settori produttivi e a diverse figure
professionali.
Infine, sarebbe necessario definire con maggiore forza che l'obiettivo, anzi la prioritàdel Servizio Pubblico èla qualità In un momento storico in cui la risposta degli editori
alla crisi economica èstata la crescente "deskizzazione", riteniamo opportuno
affermare che la Rai Servizio Pubblico ha il compito di tornare a essere fonte delle
notizie. Per farlo servono mezzi, risorse, figure professionali adeguati a chi svolge il
lavoro sul campo.
La coscienza del Paese passa attraverso le produzioni e l'informazione Rai: dalla
formazione delle idee, allo sviluppo di creativitàe forme di cultura. Perchémentre
l'imprenditoria privata deve puntare a bilanci e fatturato, agli utili economici, il
Servizio Pubblico ‐ invece ‐ deve avere come prioritàla creazione di utili sociali: quindi
favorire un processo di crescita di tutto il Paese che ‐ in futuro ‐ potrebbe trasformarsi
in crescita sociale e anche economica.
Futuro. Questa dovrebbe essere la parola chiave. Per la Rai Servizio Pubblico. E quindi
anche del nuovo Contratto di Servizio.
Roma, 21/11/2017
SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL, UILCOM‐UIL, UGL‐Telecomunicazioni, SNATER, LIBERSIND
CONF.SAL, USIGRAI, ADRAI