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13 Maggio 2022 Rai - Fine produzione

In data odierna, si sono incontrate la RAI e le OO.SS. Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, FNC-UGL, SNATER, LIBERSIND-CONFSAL, assistite dalle rispettive delegazioni, e la Direzione del Personale di RAI. Tema dell’incontro è stato il termine dell’Istituto del Fine Produzione Oraria (FPH) che, l’Azienda, ha deciso essere fissato al 30 giugno p.v., come già anticipato in occasione della chiusura della firma del CCL RAI.
L’Azienda, infatti, avendo legato indissolubilmente l’istituto de l’FPH allo stato emergenziale, e avendolo concesso, a suo dire, esclusivamente al fine di garantire il distanziamento e la sicurezza degli ambienti produttivi, ora con la fine dell’emergenza sanitaria, non ha più alcuna giustificazione al suo mantenimento.
Per questa ragione ha fissato il termine al 30 giugno, anche per evitare il rischio di richiami della Corte dei Conti per non meglio identificati danni erariali.
In risposta a questo, le OO.SS. hanno presentato argomenti che hanno dimostrato la debolezza della posizione aziendale.
Lo strumento del Fine produzione è uno strumento di gestione dei tempi morti di lavorazione che nello spettacolo esistono e non sono sempre prevedibili. Il tempo morto che dovesse rimanere alla fine di tutte le lavorazioni previste dall’azienda è un tempo che può essere gestito con intelligenza e l’Fph è uno strumento che ha dato una risposta intelligente a questo tema.
L’Fph come gli altri istituti impiegati durante la pandemia hanno dimostrato come sia stato fatto uno sforzo da entrambe le parti per lavorare in modalità diverse, più agili e meno legate alla mera presenza sul posto di lavoro. La risposta data dalle lavoratrici e dai lavoratori Rai in termini di motivazione, responsabilità ed efficienza non lascia margini di dubbio e gli appunti aziendali relativi a problematiche organizzative sono rimasti su un piano di assoluta vaghezza. Se criticità ci sono state siamo pronti ad affrontarle.
In un contesto, infatti, in cui esiste una sostanziale incapacità aziendale di ricondurre all’unità la filiera degli appalti, in cui lavoratori e lavoratici interni sono costretti a rincorrere il lavoro dato all’esterno, con l’evidente imbarazzo loro e con l’esplosione dei costi a carico delle casse aziendali, tutto questa preoccupazione per l’FPH rischia di apparire fuori luogo, anche perché l’appalto spesso è originato dalla carenza di personale o da mezzi di produzione tecnologicamente adeguati.
Per questa ragione, e anche al fine di tentare di dare una risposta a quelli che appaiono ormai problemi non più procrastinabili, le OO.SS. hanno proposto all’Azienda di prolungare il termine dell’FPH al 31 dicembre 2022, e di utilizzare questo tempo per fare un’analisi attenta su appalti (in termini quantitativi e di volumi di lavoro attraverso la Commissione appalti nazionale); orari (anche in termini di volume di ore di FPH concesse); organici e organizzazione del lavoro in tutte le articolazioni aziendali.
Un’Azienda che giudica infatti l’FPH solo sotto la veste di un possibile danno erariale, e che sottovaluta l’impatto che certe strozzature organizzative possono comportare sul futuro della Produzione RAI, rischia infatti di esporsi al rischio di un brusco risveglio.
Con tutti i problemi che attanagliano quest’Azienda, non ultimo il problema delle risorse, visto che nessuno di parte aziendale si è ancora espresso sul come far fronte al più che probabile taglio del canone in bolletta, quello dell’FPH ci sembra un falso problema.
Anche perché Rai giustifica la decisione di togliere l’FPH in termini operativi e produttivi, sebbene davanti ad esplicite richieste di numeri e dati, non sia riuscita a determinare l’impatto effettivo di questo istituto.
Il problema è che RAI non è attrezzata a un cambio di passo, perché alcuni lavori possono essere organizzati meglio garantendo migliori livelli di efficienza mentre altri, meno legati alla produzione propriamente detta, possono essere svolti in autonomia anche al di fuori dell’azienda come del resto avviene ormai da più di due anni. Se la Rai non riconosce questo dato di fatto non c’è altro modo per renderlo palese che cominciare a limitare la disponibilità di tutti i colleghi che finora ne hanno garantita ad abundantiam: basta telefonate fuori orario di lavoro; basta numeri privati o chat sulle quali si coordinano le redazioni e gli studi; basta riunioni organizzate su piattaforme online all’ora di cena; basta comunicazioni ufficiali fuori l’orario di lavoro.
Questo invito alle lavoratrici e ai lavoratori è una chiamata a ribadire che a fronte di un grande senso di responsabilità di tutti, l’azienda non può ritenere che questa prassi diventi assodata senza concedere nulla in cambio.
Per ciò che riguarda il termine del Fine Produzione Oraria, che l’Azienda, in modo irrevocabile pone al prossimo 30 Giugno, le OO.SS. invitano le lavoratrici e i lavoratori RAI a uno scrupoloso rispetto dei contenuti normativi e delle prassi stabilite nel CCL, compresi i termini orari, i permessi e le richieste di ferie, la disponibilità per la RAI non è più un valore aggiunto, ne prendiamo atto, ma decisamente accogliamo questa posizione come un atto di grand ingratitudine per tutte le lavoratrici e i lavoratori della RAI!
Il non avere mai previsto spazi adeguati per il personale a disposizione o in pausa, o per il semplice consumo del pasto dovrebbe far desistere la RAI dal sentirsi in piena osservanza di ogni regola e normativa.
In questo modo, siamo certi che le Direzioni di tutta l’Azienda coglieranno l’occasione per verificare l’efficacia dei propri terminali organizzativi, ivi comprese quelle distorsioni organizzative che, dalla discussione odierna, sembrano essere evidenti solo alla parte sindacale.
Sono mesi che chiediamo all’Azienda risposte certe, e in cambio otteniamo tutto al più, qualche garbato rimando a non meglio specifiche delle linee guida di un Piano Industriale ed Editoriale che non arriva mai. È giunta l’ora di dire basta.
Roma 13 maggio 2022
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FNC-UGL SNATER LIBERSIND-CONFSAL

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