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16 Aprile 2013 Rai - Lettera al direttore generale gubitosi

Egregio Direttore,

in previsione degli incontri che si terranno nei prossimi giorni con le singole Organizzazioni Sindacali sul Piano industriale, pensiamo sia doveroso rappresentarLe con semplicità il comune sentire della maggioranza dei lavoratori "onesti" e farci portatori dei loro stimoli, mortificazioni umane e professionali.

Registriamo con ricorrenza tra i lavoratori di ogni grado e livello (operai, impiegati, quadri, giornalisti, dirigenti, T.D. e Atipici), che svolgono il proprio incarico con responsabilità e diligenza, l’affermarsi e l’ampio diffondersi di un "senso di abbandono", amplificato dal persistere quotidiano di "cattive pratiche" da parte di quelli che insistono nella cultura dell’impunibilità, nei quali non è minimamente permeato ancora il concetto del "sano timore", dove ancora le questioni clientelari, da quelle personali a quelle partitiche hanno la meglio.

I lavoratori hanno fatto affidamento su di Lei e il Presidente affinché si affermasse un cambio di rotta che valorizzasse il merito e la qualificazione, introducendo una maggiore trasparenza, che sapesse offrire al Paese e ai dipendenti un "novo corso" che coniugasse lo spirito di servizio e un’azione etica ed equa che potesse rilanciare e rinnovare la Rai.

Nonostante i chiari messaggi e azioni di rigore emanati per riportare a normalità l’Azienda, si registrano in ogni dove aziendale, tante micro discrasie e azioni non compiute che nell’immaginario collettivo dei lavoratori appaiono come un successo dei "resistenti" al cambiamento, alcuni esempi per tutti, le ripetute eccezioni nel ricorso a prime utilizzazioni e ad assunzioni di lavoratori a T.D. e atipici, al di fuori delle regole stabilite con l’accordo del 29 luglio del 2011 e lo smisurato ricorso nell’area editoriale di collaborazioni e appalti, che si distinguono anche per le modalità di assegnazione, attraverso inverosimili dichiarazioni di infungibilità.

Discorso a parte lo meritano i conduttori, pensiamo che i compensi milionari, anche se si tratta di prestazioni "artistiche", devono considerarsi un retaggio del passato al quale occorre porre rimedio, sia per questioni equità e di dignità del lavoro, che di risanamento aziendale.

E’ tempo di ridurre la forbice tra questi compensi e quelli dei lavoratori per difendere l’occupazione e sviluppare la solidarietà. Non è accettabile che coloro che contribuiscono con le loro professionalità al successo di un determinato programma abbiano a fine mese un trattamento economico di poco superiore a 1.500 euro, quando al contempo i presentatori, talvolta già pensionati, incassino cifre da vertigine.

Occorre fissare l’ampiezza minima e massima della forbice a vantaggio della minima retribuzione. Un metodo potrebbe essere quello di mettere in relazione i compensi "artistici" con i risultati pubblicitari del programma, è necessario un complessivo ripensamento del c.d. "star system" in un’ottica di riduzione dei compensi in linea con gli indirizzi generali degli enti pubblici e l’attuale situazione di crisi del Paese.

Le nostre priorità sono chiare, rigorose e indifferibili, prima di ogni cosa, pensiamo si debba agire in quadro sistemico definito in cui regole, diritti e meriti sono il rigoroso presupposto per un’efficace gestione del personale, necessaria per sostenere le irrinunciabili riforme strutturali caratterizzate dall’innovazione editoriale, tecnologica, organizzativa e professionale per una RAI competitività e di qualità in grado di prevenire criticità e dare priorità al lavoro.

Pensiamo a una RAI in cui le strategie per il risanamento e il rilancio del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, siano fondate sul capitale umano e sulle professionalità interne, pertanto il prossimo piano editoriale e in prospettiva il processo editoriale dovrà strutturalmente avere come cardine fondamentale la produzione interna (ideativa e realizzativa).

Conveniamo pienamente che l’obiettivo condiviso, peraltro da Lei dichiarato con lettere alle Organizzazioni Sindacali il 7 febbraio u.s., sia di avviare un processo virtuoso che, all’esito della campagna d’incentivazione del personale, consenta di anticipare la stabilizzazione dei lavoratori a T.D. e di pervenire a una razionalizzazione e regolazione complessiva dei lavoratori impegnati con contratti c.d. "atipici", favorendo il ricambio generazionale e professionale, componenti fondamentali per il futuro del Servizio Pubblico Radiotelevisivo.

Quest’ultimi, dopo averli incontrati nei giorni scorsi, per una serie di rigidità incrociate dei diversi uffici competenti, si trovano in una situazione contrattuale di stallo che in questo momento sta gravemente compromettendo la loro condizione.

Mai prima d’ora abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto, la scrivente è pronta ad affrontare le riforme ed assumersi le proprie responsabilità per il bene collettivo dei lavoratori.

Pensiamo che il sistema di relazioni sindacali partecipato, improntato alla correttezza e alla trasparenza dei comportamenti, orientato alla prevenzione dei conflitti, sia il "luogo" adatto per favorire la collaborazione fra le Parti per il perseguimento delle finalità individuate.

Con senso di responsabilità etica e "politica" a Lei, garante etico delle regole e delle condotte aziendali, chiediamo, prima che la situazione diventi critica, di insistere sulle questioni morali e sul sistema delle regole a tutela dell’onestà di quanti operano in azienda.

E’ tempo di "buoni esempi" e di testimoniare "sani principi" a partire dal management aziendale, contegni sleali verso l’azienda debbono essere apertamente censurati ed essere oggetto di commisurati provvedimenti fino alla rimozione dall’incarico.

Queste sono le questioni che desideriamo discutere con Lei per ridare fiducia ai tanti lavoratori che credono in quest’azienda e in questo vertice aziendale.

Cordiali saluti

p. Segreteria Nazionale FISTel CISL

Walter D’Avack

Coordinatore Nazionale RAI

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