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11 Giugno 2021 Rai - Proclamazione stato di agitazione

In data odierna, le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, UGL-FNC, SNATER, LIBERSIND-CONFSAL hanno dichiarato lo stato di agitazione in RAI, con conseguente apertura delle procedure di raffreddamento su tutto il territorio nazionale e per tutte le Aziende del Gruppo.
Si è trattato di una scelta obbligata e necessaria, unica risposta possibile di fronte all’inerzia aziendale e alla sua incapacità di far fronte alle sacrosante richieste sindacali. Di seguito un elenco, dettagliato ma non esaustivo, degli innumerevoli ritardi accumulati da RAI in questi ultimi tre anni.
Rinnovo del CCL
Il Contratto Collettivo di Lavoro del comparto Quadri, Impiegati e Operai, è scaduto ormai da quasi tre anni. Nonostante siano stati aperti tutti i tavoli finalizzati al rinnovo, e le OO.SS. abbiano provato in tutti i modi ad inchiodare l’Azienda alle sue responsabilità, dopo diversi mesi hanno dovuto registrare l’impossibilità di chiudere positivamente qualsiasi accordo con questo CDA e questa Direzione del Personale. Un Contratto necessario, atteso dalle lavoratrici e dai lavoratori RAI, che ha visto però la dirigenza aziendale nascondersi dietro tattiche dilatorie, finalizzate esclusivamente a far guadagnare tempo e al solo scopo di rimandare il problema al futuro Consiglio di Amministrazione. Un rischio che le OO.SS sapevano di correre, e che hanno voluto affrontare a viso aperto, proprio per rendere esplicite e trasparenti le debolezze della dirigenza aziendale attuale. Per queste ragioni, adesso che risulta impraticabile il prosieguo della trattativa, la parola passerà alle lavoratrici e ai lavoratori, con modalità e percorsi che si decideranno nei prossimi giorni. Si vedrà poi se il nuovo CDA sarà in grado di dare quelle risposte che l’attuale, probabilmente per responsabilità non solo sue, non è stato in grado di dare.
Smart Working
Il 31 dicembre 2021 terminerà l’ultima proroga dello Smart Working emergenziale, ovvero quello attivabile unilateralmente dall’Azienda in attesa di un accordo individuale o di un accordo collettivo sottoscritto con le OO.SS. Questo significa che, se non si dovesse arrivare a un accordo, si potrebbero delineare diversi scenari, tutti poco rassicuranti e con scarse tutele per il Lavoratore.
Senza un accordo collettivo, il lavoratore potrebbe rimanere in modalità Smart Working con il solo accordo individuale sottoscritto con l’Azienda e non ci sarebbe quindi il riconoscimento automatico di alcun diritto. In alternativa, sempre in assenza di un accordo collettivo, ci potrebbe essere un ritorno in massa delle lavoratrici e dei lavoratori RAI in presenza, con tutto quello che ne conseguirebbe anche in termini di affollamento dei locali e delle sedi aziendali. Le OO.SS. vogliono un accordo, e hanno fatto di tutto per arrivare a sottoscriverlo. Un accordo che assicurasse diritti e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori, come il diritto alla disconnessione, e che garantisse anche il mantenimento degli attuali livelli salariali (esempio il riconoscimento del buono pasto). In questo senso la Commissione Contrattuale sullo Smart Working ha lavorato bene, arrivando quasi a chiudere su un testo positivo, ma, anche in questo caso, si è dovuta registrare l’effettiva mancanza di volontà dell’Azienda di arrivare a un accordo, col solito corollario di rimandi e tattiche dilatorie che hanno allontanato il traguardo della firma di un accordo.
Mancati accordi sulle code contrattuali.
Il precedente CCL ha profondamente rivisto il sistema degli inquadramenti, intervenendo a fondo sul sistema degli organici e dell’organizzazione del lavoro e determinando un numero consistente di passaggi di categoria. Anche in considerazione di questo, sono rimaste in sospeso alcune situazioni che dovevano essere risolte con accordi successivi (cd code contrattuali). Ebbene, anche in questo ambito, le OO.SS. hanno dovuto registrare l’evidente mancanza di volontà aziendale di rispettare gli impegni presi.
Problemi di organico
In ogni CPTV, Direzione o Sede Regionale, le conclamate carenze di organico, unite all’assenza di un Piano Industriale ed Editoriale degno di questo nome, stanno mettendo in discussione la stessa capacità dell’Azienda di continuare l’attività ordinaria. Nonostante qualche piano di assunzione, molto spesso imposto da prese di posizione e azioni di lotta delle RSU e delle OO.SS., il quadro continua ad essere desolante. Manca il personale, e soprattutto mancano molte di quelle figure professionali che permettono all’Azienda di svolgere appieno la propria mission di Servizio Pubblico. Le stesse figure apicali incentivate dalla campagna esodi non sono state reintegrate, a cui si aggiunge un ridimensionamento dei quadri aziendali in ogni realtà produttiva aziendale. Queste storture comportano o un ricorso smodato agli appalti, caratterizzati spesso da un utilizzo distorto della manodopera e dal ricorso a contratti di comodo che mortificano i diritti di quelle lavoratrici o lavoratori, o, peggio, a un progressivo decadimento della qualità del lavoro. Ne è un esempio, solo per citare uno dei casi più eclatanti, l’appalto delle Centrali Elettriche. Non solo Rai ha deciso di abbandonare il controllo diretto di questo snodo centrale per l’attività dell’Azienda affidandolo in appalto, ma lo ha fatto con modalità tali da mettere a rischio la stessa qualità del servizio, con tutto quello che ne potrebbe seguire in termini di sicurezza per i lavoratori e la continuità produttiva. Questo stato di cose non è più accettabile.
Situazione aziendale
Sullo sfondo di questa situazione sindacale già complicata, s’inserisce il quadro più complesso di un’Azienda che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua lunga e gloriosa storia. Alle proverbiali manchevolezze di strategia e di certezze addebitabili alla politica e ad un assetto di governance ormai non al passo coi tempi, si aggiunge una totale assenza di progettualità che fanno della Rai un gigante in affanno. Il Sindacato in tutti questi anni ha cercato di stimolare una discussione che potesse portare a una Riforma vera, in grado di mettere il Servizio Pubblico nelle condizioni di superare le sue debolezze, ma, è doloroso ammetterlo, non è riuscito ancora a trovare le risposte desiderate.
Per tutte queste ragioni, a questo e al nuovo CDA presentiamo e presenteremo le nostre rivendicazioni, che sono poi le aspettative dei Lavoratori e delle Lavoratrici della RAI:
• rinnovo del CCL con conseguente aumento dei minimi salariali;
• accordo che tuteli il lavoro in modalità Smart Working;
• accordo che istituisca definitivamente il cd “Fine Produzione”;
• sblocco delle numerose Vertenze Sindacali Individuali bloccate unilateralmente dall’Azienda in spregio al dettato contrattuale;
• rilancio della Produzione TV e Radio con investimenti tecnologici;
• incremento di personale per ridurre il ricorso agli appalti;
• valorizzazione delle professionalità interne;
• rilancio delle Sedi Regionali quale presidio di servizio pubblico;
• formazione puntuale e specifica per i diversi profili professionali;
• processi di digitalizzazione per tutta l’Azienda con risorse adeguate e imprescindibili;
• riduzione dei costi aziendali ad iniziare dalle Locazioni dei locali esterni e per il Contezioso.
Questo stato di agitazione risponde a tutte queste esigenze, e si pone come obiettivo quello di rimettere al centro della discussione quale futuro assicurare alla più grande azienda culturale del Paese. Un’Azienda che dovrà essere messa nelle condizioni di affrontare le sfide future, e di tener testa alla concorrenza degli OTT e delle piattaforme streaming, senza abbandonare i suoi doveri di Servizio Pubblico e presidio di democrazia.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FNC-UGL SNATER LIBERSIND-CONFSAL

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