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30 Marzo 2022
Tim - Rientri e lavoro agile
Mentre diversi fondi di investimento provano a conquistare “interamente o a pezzi” il Gruppo TIM
approfittando di un piano d’impresa che va verso la demolizione del più grande operatore di telecomunicazioni
in Italia, mettendone a rischio la tenuta industriale ma ancora di più quella occupazionale, l’azienda, in assenza
di relazioni industriali, tenta di far “scompostamente” rientrare le lavoratrici ed i lavoratori con un regolamento
bislacco e unilaterale, decidendone le regole in piena solitudine!
Siamo purtroppo alle solite vecchie abitudini! Pensavamo di essercene liberati ormai da oltre 3 anni, ed invece…
con la fine del periodo emergenziale, nonostante l’interruzione delle relazioni sindacali per le vicende legate al
piano industriale, il Gruppo Tim ha scelto di far rientrare nelle rispettive sedi le lavoratrici ed i lavoratori, a
partire dal 4 Aprile p.v..
Una scelta (non certo un obbligo) che, per tempismo e modalità, lascia molte perplessità, soprattutto se inserita
nel contesto attuale, in controtendenza rispetto a quanto deciso dal governo con la proroga del termine per il
lavoro agile emergenziale al 30 giugno.
Qual’è, ad oggi, la necessità di far rientrare in maniera repentina, nella ancora complessa situazione generale, le
circa 33.000 lavoratrici e lavoratori, dopo due anni di permanenza a casa? Poco importa se, per il mese di aprile,
questo rientro si traduca in un solo giorno a settimana/una settimana al mese in sede.
Perché, di fatto, utilizzare un accordo scaduto (l’accordo sindacale confederale dell’agosto 2020 sul lavoro agile
sperimentale purtroppo non è mai stato attivato ed è scaduto il 31 dicembre 2021), ridefinendone in maniera
arbitraria, restrittiva, e fortemente discutibile le regole, così da renderlo nella sostanza uno strumento inutile
rispetto alle esigenze per cui lo stesso nasce?
Sinceramente ci saremmo aspettati che l’interpretazione aziendale di quell’accordo condiviso fosse più
coraggiosa, che trovasse un’applicazione pratica in senso estensivo, avremmo immaginato una forte attenzione
e sensibilità per le lavoratrici ed i lavoratori più fragili, e per tutti quei colleghi con situazioni di particolare
disagio, indipendentemente dalle previsioni dei decreti legislativi in proposito.
Mentre la realtà prevede che, nell’attesa di far rientrare anche i lavoratori fragili, la struttura Tim Academy
proponga un corso intitolato: “Tim care – Prendersi cura di un familiare fragile”, una beffa diremmo che fa
supporre come convivano diverse anime in azienda, o peggio, una caserma/azienda dove la mano destra non sa
quello che fa la mano sinistra. Ma ad oggi questo è.
Appaiono incomprensibili alcune decisioni prese, sia rispetto alle modalità applicative dei rientri, come la
frettolosa tempistica che stabilisce in un mese, aprile, il tempo necessario per apportare i correttivi ad eventuali
disfunzioni del modello “smart” deciso dall’azienda, sia rispetto alla poco tempestiva pubblicazione dello stesso
regolamento, avvenuta successivamente alla chiusura delle adesioni individuali allo smart working.
Con il regolamento sopra richiamato, tra l’altro, si reintroduce anche un forte elemento di discrezionalità in
capo ai responsabili (ormai superato negli accordi siglati in questi anni), e si persegue lo scopo di avere per il
maggior numero di giorni possibili le persone in azienda sotto “l’occhio vigile del controllore”, arrivando ad
equiparare le assenze a titolo personale a giorni di lavoro agile, come si suol dire “l’occhio del padrone ingrassa
il cavallo”.
Un ritorno alla vecchia ed aristocratica Signora Tim, assorta e distratta dalle superate idee di alcuni responsabili aziendali, impegnati nell’unico scopo di non concedere “troppo” ai lavoratori, raggiungendo come risultato quello di demotivarli.
Sembra quasi di intravedere l’abile mossa di uno scacchista provetto che, attraverso il lavoro agile, mette in scacco i lavoratori, toccando un punto per loro particolarmente sensibile.
Assistiamo ad una gestione da armata Brancaleone che, dopo due anni di Smart Working, non vede ancora risolte alcune difficoltà relative alle dotazioni informatiche dei propri dipendenti ed ai programmi gestionali che dovrebbero usare per le loro attività.
Abbiamo visto arrivare trionfalmente in azienda supermanager esperti di informatica, che avrebbero dovuto risolvere i problemi legati agli applicativi ed alle procedure, e poi nell’arco di pochi mesi andare via da TIM lasciando una confusione maggiore di quella che avevano trovato, e problemi insoluti!
Le innumerevoli segnalazioni evidenziate nelle varie commissioni sindacali fatte in questi anni, e quelle delle lavoratrici e lavoratori avanzate ai loro responsabili, sono finite nel vuoto.
Per quanto riguarda le dotazioni individuali, siamo stati comprensivi in prima battuta in quanto i problemi di approvvigionamento dovuti al contesto pandemico erano oggettivamente una difficoltà, ma allo stato attuale non vorremo sentirci dire che oggi le colpe sono imputabili a ben più complesse e drammatiche situazioni.
Dal 4 aprile quindi, le lavoratrici ed i lavoratori saranno in balia di un’azienda che ha deciso di riaprire celermente le sedi, senza al contempo aver organizzato quella stessa macchina che, con determinazione ed efficacia e grazie al fondamentale contributo delle organizzazioni sindacali e dei relativi protocolli confederali, fu in grado di mettere in sicurezza i propri dipendenti all’esplodere della pandemia.
Ma a quanto pare, questa è la Tim di oggi, quella che nonostante il piano industriale distruttore, pensa comunque di poter andare avanti in qualche modo, a prescindere dal fondamentale supporto dei propri lavoratori, vero motore dell’azienda.
Se questa è la visione del Gruppo Tim, ed il suo guardare al futuro, siamo veramente preoccupati!
In merito al “Lavoro Agile”, ad oggi gestito da Tim in modo a dir poco discutibile, le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL unitamente alle loro RSU/RLS, sono e saranno impegnate scrupolosamente affinché venga assicurata una riapertura che rispetti in maniera precisa e puntuale tutti i dettami legati alla sicurezza ed alle normative/protocolli Anti-Covid, segnalando tempestivamente eventuali incongruenze che dovessero rilevarsi.
Allo stesso tempo invitiamo il Gruppo Tim a ritornare sui propri passi, riflettendo sulla necessità di porre in essere l’operazione, con le giuste modalità e le tempistiche adeguate al complicato contesto pandemico ed organizzativo, in considerazione del mutevole scenario!
Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, crediamo che l’attenzione e gli sforzi del TOP Management, che in questo momento appare frastornato ed in balia degli eventi, debbano essere orientati a dare stabilità all’azienda, a dare certezze alle Lavoratrici ed ai Lavoratori, a guidare il gruppo oltre i meri interessi finanziari dei vari fondi di investimento, a dare garanzie sul progetto industriale, che abbia un obiettivo temporale di lungo corso, non votato solamente a dare riscontri immediati agli interessi economici degli azionisti di riferimento.
Tutto questo consiglierebbe di non far finta che tutto sia tranquillo provando a convincere i propri dipendenti, vero motore trainante di questo gruppo, attraverso iniziative online “aperte” al dialogo.
Il paziente Tim è malato da tempo, e la saggezza “manageriale” del buon padre di famiglia, vorrebbe che si trovasse la cura, e non dei palliativi che dopo una lenta agonia, lo facciano diventare un donatore di organi
Societari sani, per investimenti internazionali di dubbie prospettive!
Roma, 30 marzo 2022
Le Segreterie Nazionali
SLC CGIL _ FISTEL CISL _ UILCOM UIL
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